Sarebbero Kamal Uddin Babul, 39 anni, la moglie Jahan Hosne Momotay, 38, e la figlia Islam Arowa, di appena 8 anni, le vittime del triplice omicidio avvenuto nella serata di venerdì a Casalotti, quartiere alla periferia ovest di Roma. Ferito ma non in pericolo di vita il figlio Amir Hossain, 20 anni compiuti da pochi giorni, a sua volta colpito e diventato il principale testimone della strage. Le indagini sono coordinate dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e affidate ai poliziotti del commissariato Aurelio e della Squadra Mobile.
A dare l'allarme, secondo le prime ricostruzioni, sarebbero stati alcuni vicini di casa della famiglia, che alle 22 circa di ieri avrebbero sentito delle urla provenire dall'abitazione, al primo piano di una palazzina di via Montiglio.
All'arrivo delle ambulanze dell'Ares 118, l'unico sopravvissuto era il figlio maggiore della coppia, che, ancora sotto shock per l'accaduto, avrebbe dichiarato, stando a quanto riporta Il Messaggero:
Dichiarazioni ancora tutte da verificare. I cadaveri delle vittime erano sotto al letto. Tutt'intorno, le tracce di quanto accaduto poco prima. Tracce che il killer, prima di darsi alla fuga, avrebbe provato a ripulire.
Sul posto gli agenti intervenuti hanno trovato e sequestrato una mannaia, probabilmente l'arma usata per commettere gli omicidi. I sospetti si concentrebbero al momento su un amico di famiglia. L'uomo, anche lui bengalese, sarebbe stato visto da alcuni testimoni allontanarsi dalla palazzina a piedi, con una maglia blu.
Le indagini sono proseguite per tutta la notte, con posti di blocco a tappeto e ricerche estese anche ad aree semi boschive intorno a Casalotti. Fondamentale sarà l'analisi dei filmati delle videocamere di sorveglianza installate nella zona e quella dei cellulari delle vittime. Gli investigatori avrebbero già ascoltato numerosi amici e conoscenti.
Kamal Uddin Babul aveva 39 anni. Arrivato in Italia circa quindici anni fa dal Bangladesh, lavorava in un supermercato Dem di Casal Selce. La moglie, di un anno più giovane, lo aveva raggiunto nella Capitale insieme alla figlia, un paio di anni fa.
"Il padre lo chiamavo zio, era il cugino di mia madre. Una persona molto corretta, un lavoratore", ha raccontato, sconvolto, Arif, parente delle vittime, giunto sul posto dopo aver appreso la notizia insieme ai genitori. E ancora:
Da chiarire il movente della strage. Tra le piste al vaglio anche quella passionale.
Articolo in aggiornamento
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