La Corte d'Assise di Palermo ha condannato all'ergastolo Giovanni Barreca e i due "fratelli di Dio" Sabrina Fina e Massimo Carandente, accusati della strage in cui nel febbraio 2024 morirono Antonella Salamone, moglie di Barreca, e i figli Kevin ed Emmanuel, di 16 e 5 anni, ad Altavilla Milicia. I giudici hanno disposto anche tre anni di isolamento diurno, la decadenza dalla responsabilità genitoriale e il pagamento delle spese processuali, oltre a una provvisionale di un milione di euro in favore dei familiari delle vittime.
La Procura aveva chiesto l'ergastolo per Fina e Carandente, che si sono sempre proclamati innocenti, e 30 anni di reclusione per Barreca, ritenuto affetto da un parziale vizio di mente. La Corte ha invece giudicato tutti gli imputati colpevoli e pienamente capaci di intendere e di volere al momento dei fatti, condannandoli al massimo della pena dopo oltre dieci ore di camera di consiglio. Le motivazioni della sentenza saranno rese note entro i consueti 90 giorni.
I fatti risalgono al febbraio 2024. Fu lo stesso Giovanni Barreca a dare l'allarme, contattando i carabinieri e confessando di aver sterminato la sua famiglia. Nella villetta di Altavilla Milicia furono ritrovati i corpi senza vita dei figli Kevin ed Emmanuel; quello della moglie, Antonella Salamone, era stato bruciato e nascosto sotto un cumulo di terra nel giardino dell'abitazione.
L'unica sopravvissuta era la figlia 17enne, Miriam. La cui testimonianza è stata determinante per la ricostruzione dell'accaduto. Secondo quanto accertato, gli omicidi maturarono in un contesto di fanatismo religioso. Barreca e i suoi complici erano convinti che la moglie e i figli fossero posseduti dal demonio.
Per giorni, all'interno della villetta, pregarono e misero in atto esorcismi e torture sulle vittime, fino alla loro uccisione. Si pensava inizialmente che la 17enne fosse stata drogata e costretta ad assistere all'orrore. Si è poi scoperto - anche attraverso le sue dichiarazioni - che aveva in realtà partecipato alla strage.
Processata separatamente dal Tribunale per i minorenni, era stata condannata in primo grado a 12 anni e 8 mesi di reclusione, ma è stata poi assolta in Appello perché ritenuta "temporaneamente incapace di intendere e di volere". In sostanza, all'epoca, non sarebbe stata in grado, per i giudici, di autodeterminarsi e quindi di opporsi a ciò che stava accadendo.
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