Sedici anni di reclusione. È questa la pena inflitta dalla Corte d'Assise di Latina ad Antonello Lovato, riconosciuto colpevole di omicidio volontario con dolo eventuale per la morte del bracciante indiano Satnam Singh, avvenuta nel giugno 2024 per i mancati soccorsi dopo un grave incidente di lavoro nelle campagne pontine. La decisione è arrivata al termine di una camera di consiglio durata oltre cinque ore.
Gli avvocati difensori, Stefano Perotti e Mario Antinucci, avevano chiesto, al termine delle arringhe, la riqualificazione del reato da omicidio volontario con dolo eventuale a omicidio colposo.
avevano sostenuto. La procuratrice aggiunta Luigia Spinelli aveva replicato ribadendo la gravità dell'omissione di soccorso: "Una telefonata avrebbe potuto salvare la vita di un uomo", aveva affermato, confermando la richiesta di condanna a 22 anni di reclusione.
I giudici si erano ritirati in camera di consiglio poco dopo le 14. Alle 19 passate, dopo un anno, tre mesi e qualche giorno dall'inizio del processo di primo grado, hanno emesso il verdetto: sedici anni di reclusione.
Era stato lo stesso Lovato stamattina a prendere la parola, rendendo dichiarazioni spontanee.
Aveva poi parlato della detenzione e del lavoro da 180 euro al mese come magazziniere. "In carcere ho trovato persone che hanno capito chi sono: una persona che nella vita ha sempre e solo lavorato. Ho ammesso tutte le mie responsabilità, ma non posso subire una condanna come se avessi consapevolmente voluto togliere la vita a un uomo", aveva concluso.
Alla lettura del dispositivo erano presenti la compagna della vittima, Soni Soni, ma anche il padre, la madre e il fratello, arrivati appositamente dall'India. Poi, le altre parti civili, con il sindaco di Cisterna Valentino Mantini, e la prima cittadina di Latina Matilde Celentano in rappresentanza delle rispettive amministrazioni, la Regione Lazio, la Cgil e la Flai, l'associazione Anmil.
Tutti a chiedere giustizia per Satnam Singh, morto a 31 anni dopo essere rimasto gravemente ferito mentre lavorava senza un contratto regolare nei campi dell'azienda agricola della famiglia Lovato. Secondo la ricostruzione dell'accusa, accolta dalla Corte, dopo che un macchinario avvolgi-plastica gli aveva amputato il braccio destro e schiacchiato gli arti inferiori, Lovato caricò Singh su un furgone, lasciandolo davanti alla sua abitazione insieme all'arto tranciato, senza allertare i soccorsi.
Trasportato al San Camillo di Roma, il 31enne morì due giorni dopo. Fatali, secondo la successiva autopsia, l'emorragia prolungata e il grave stato di shock: un intervento tempestivo avrebbe potuto salvargli la vita. Nel pomeriggio, durante il presidio organizzato davanti al Tribunale, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, aveva sottolineato il valore della vicenda oltre il singolo processo:
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