Sono passati quasi sei anni dalla morte di Lucia Raso, la 36enne di Verona caduta dal davanzale dell’appartamento del fidanzato in Germania, perdendo la vita. Era il 24 novembre 2020: in casa, oltre a lei, c’erano il compagno e due coinquilini.
Secondo la procura si è trattato di caduta accidentale e la giudice per le indagini preliminari ha disposto l’archiviazione del fascicolo a carico del fidanzato. La famiglia, invece, continua a chiedere che cosa sia davvero successo quella sera. Sua madre, Maria Xenia Sonato, continua a non credere alla parola “incidente” e ha scelto di condividere la foto della figlia senza vita sul marciapiede sulla pagina Facebook "Verità per Lucia Raso", per riportare il caso al centro del dibattito.
"Dalle indagini e dalle consulenze da noi svolte, dal comportamento del fidanzato e dei due coinquilini pensiamo che non possa essersi trattato di un semplice incidente" sottolinea la signora Sonato, intervistata da TAG24.
Maria Xenia Sonato non ha mai smesso di lottare per dare una spiegazione alla morte della sua amata figlia Lucia Raso. "Dalle perizie dei due ingegneri, di cui uno è l'ingegnere Giuseppe Monfreda (l'altro è Giuseppe Scarcella, ndr), che si è occupato anche del caso di David Rossi, ci sarebbe stata una piccola spinta. Penso che la fisica non sia un'opinione. Inoltre sul corpo c'erano segni non compatibili con la caduta, tra cui un livido sull'avambraccio" afferma.
Stando a quanto emerso, la sera in cui Lucia ha perso la vita, c'era stata una cena e tutti avevano bevuto: dopodiché sarebbe scoppiata una lite con il fidanzato per motivi di gelosia, come testimoniato dai presenti.
Secondo la Procura, non c'è la prova che Lucia sia stata spinta. Per Maria Xenia, molti punti "potevano essere chiariti solo in un’aula di tribunale". La madre racconta inoltre di aver avuto la possibilità di portare ancora il caso in televisione (di cui si è occupato la trasmissione Chi l'ha visto? in passato), ma di aver scelto di preservare i documenti più rilevanti per un eventuale dibattimento: "Solo attraverso un processo, attraverso dei confronti, si poteva risalire alla verità".
Il caso è stato archiviato pochi giorni fa dopo la terza richiesta avanzata dal pm. "Io non accuso nessuno, volevo solo sapere, e me lo chiedo tutti i giorni, cosa sia successo a mia figlia quella sera. Tutti i giorni succedono gli incidenti. Se fosse stato tutto chiaro l'avrei accettato, sempre a malincuore, ma così no", ripete la madre.
Secondo la madre, molti accertamenti nel fascicolo d'indagine per omicidio volontario (il fidanzato si è sempre proclamato innocente) sono stati svolti in ritardo o male: "In tanti mi chiedono, e vorrei saperlo anch'io, perché tante indagini non sono neanche state fatte, o sono state fatte con parametri sempre diversi".
Per quanto riguarda il futuro, Maria Xenia si dice "combattuta". "Da un lato non voglio arrendermi, perché voglio restituire dignità a mia figlia. Dall'altro non vorrei mettermi di nuovo in ciò che io chiamo 'ingranaggio perverso', che sarebbe quello della giustizia. Sto valutando con l'avvocato Enrico Bastianello di rivedere tutti i documenti, per capire se portare nuovi elementi".
Alla domanda su come siano stati questi sei anni, Maria Xenia risponde senza giri di parole. "Sono stati terribili, con la sensazione di essere impotenti. Io però ho continuato, ho cercato di fare di tutto per la memoria di mia figlia".
Di lei traccia un ricordo luminoso. "Era una ragazza molto estroversa, solare, e cercava sempre di aiutare tutti. In questo caso pensava di aiutare tutti e non è riuscita ad aiutare se stessa. Poi aveva un carattere forte, riusciva anche a destreggiarsi in tante situazioni. Forse non ho saputo cogliere le sue debolezze".
Quando le viene chiesto l’episodio che più le riporta alla mente Lucia, la madre ammette: " A volte non mi ricordo tante cose: penso sia una forma di protezione per poter andare avanti".
L'intervista completa alla sig.ra Maria Xenia Sonato
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