La Corte d'Appello di Milano ha condannato a un anno e due mesi di reclusione Raffaele Meola, accusato di violenza sessuale ai danni di Barbara D'Astolto, all'epoca dei fatti hostess all'aeroporto di Malpensa, dove l'uomo lavorava come sindacalista. La sentenza è stata pronunciata dalla seconda sezione penale presieduta da Enrico Manzi al termine del processo d'Appello bis, disposto dalla Corte di Cassazione dopo l'annullamento delle due precedenti assoluzioni. I giudici hanno riconosciuto anche una provvisionale di 10mila euro in favore della parte civile. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni.
I fatti risalgono al marzo 2018. Barbara D'Astolto, che all'epoca lavorava come hostess all'aeroporto di Malpensa, si era rivolta a Raffaele Meola, sindacalista nello stesso scalo aeroportuale, per affrontare una vertenza di lavoro.
Secondo la ricostruzione dell'accusa, durante il loro incontro la donna avrebbe subito gli abusi poi denunciati agli investigatori. Una versione dei fatti confermata anche durante il processo nei confronti di Meola, accusato di violenza sessuale.
L'iter è stato lunghissimo: dopo oltre otto anni, si è concluso - almeno per il momento -, con la sentenza pronunciata dalla Corte d'Appello di Milano nel giudizio di rinvio disposto dalla Cassazione. L'ultima parola spetterà di nuovo alla Suprema Corte.
Prima della condanna pronunciata nel processo d'Appello bis, Raffaele Meola era stato assolto sia in primo grado dal Tribunale di Busto Arsizio sia successivamente dalla Corte d'Appello. Le due decisioni avevano suscitato non poche polemiche per le motivazioni adottate dai giudici.
Questi ultimi sostenevano, in pratica, che la condotta dell'uomo non avesse "vanificato ogni possibile reazione della parte offesa", poiché si era protratta per una "finestra temporale" di circa 20-30 secondi che avrebbe consentito alla donna di allontanarsi o opporsi.
Contro quel verdetto il sostituto procuratore generale di Milano Angelo Renna ha presentato ricorso in Cassazione. Nel febbraio 2025 la Suprema Corte ha annullato con rinvio la doppia assoluzione, disponendo un nuovo processo davanti alla Corte d'Appello di Milano. Nelle motivazioni, gli ermellini chiarivano che
Secondo la Cassazione, la giurisprudenza è consolidata nel ritenere che la sorpresa provocata dall'abuso possa essere tale da superare la contraria volontà della persona offesa, ponendola nell'impossibilità di difendersi o di reagire immediatamente. Un principio richiamato anche nel nuovo processo dalla Procura generale e dalla parte civile.
Il nuovo giudizio si è svolto davanti alla seconda sezione penale della Corte d'Appello di Milano, presieduta da Enrico Manzi. Nel corso della requisitoria, il sostituto procuratore generale Angelo Renna aveva chiesto la condanna dell'imputato a due anni di reclusione.
Al termine del processo, Meola è stato riconosciuto colpevole e condannato a un anno e due mesi di reclusione. I giudici hanno inoltre disposto una provvisionale di 10mila euro in favore della parte civile.
Dopo la lettura del dispositivo, D'Astolto, che oggi ha 49 anni e non lavora più come hostess, ha dichiarato rispondendo alle domande dei cronisti presenti:
La donna ha anche spiegato che il procedimento giudiziario ha avuto pesanti conseguenze, sia sul piano lavorativo che personale. "Difficilmente è passato un giorno senza che la mia testa andasse a questa vicenda. Non c'è mai stata una giornata in cui il mio cervello sia stato libero da questi pensieri", ha detto, secondo quanto riportato dall'Ansa.
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