13 Jul, 2026 - 10:49

Il Mondiale dei soliti noti: il ranking vince, le sorprese spariscono

Il Mondiale dei soliti noti: il ranking vince, le sorprese spariscono

Gianni Infantino ha voluto il Mondiale a 48 squadre. Ne sogna già addirittura 64 nel 2030. E probabilmente sperava in qualche sorpresa clamorosa, capace di dare ragione al gigantismo della sua formula. Invece no. In semifinale sono arrivate esattamente le prime quattro nazionali del Ranking FIFA: Francia, Spagna, Inghilterra e Argentina. Una coincidenza che premia le classifiche più di quanto la FIFA stessa forse si aspettasse. Il ranking è peraltro una creatura imperfetta, nonché opinabile dai primi posti in giù, perché l'Italia risulta ancora 15ª — cioè addirittura una quindicina di posizioni più su della Norvegia che ci ha umiliato nella qualificazione ed è pure arrivata ai quarti. Del resto, qualcosa di simile succede anche nel tennis. A Wimbledon si attendeva in finale Sinner-Zverev, le due prime teste di serie. Certo. E così è stato. Ma fino alle semifinali si è arrampicato pure il britannico Arthur Fery, oltre la centesima posizione del ranking, complice una wild card.

 

Di selvaggio, "wild", le semifinali mondiali proporranno l'eterno duello calcistico-politico tra Argentina e Inghilterra. I campioni in carica hanno sudato contro la Svizzera, 3-1 ai supplementari. Messi per la prima volta non ha segnato. Resta comunque capocannoniere a pari merito con Mbappé. Ed è ancora il campione più amato del mondo e del Mondiale, nonostante qualche favore arbitrale concesso alla sua Argentina e le telecronache sopra le righe di Adani. Dopo un percorso agevole, Messi troverà l'Inghilterra, la nazionale figlia del campionato più ricco e performante del mondo: la Premier League. Ma c'è un paradosso, riguardante i due leader: Bellingham gioca al Real Madrid, Kane al Bayern Monaco. Si esaltano e sono migliorati da "espatriati". Un dettaglio su cui riflettere, per chi spiega l'assenza dell'Italia dagli ultimi Mondiali con "troppi stranieri in Serie A". Non è così: l'ossatura azzurra del futuro gioca già all'estero, da Donnarumma (Manchester City) a Leoni (Liverpool), da Palestra (Chelsea) a Calafiori (Arsenal) e Tonali (Tottenham), più i giovani di Liga e Bundesliga valorizzati recentemente da Baldini, ct per due amichevoli. A proposito: nello spogliatoio inglese non c'è un clima esattamente amichevole. Nelle dichiarazioni post-partita sono emerse frizioni tra Bellingham e il ct Tuchel, una screpolatura nella meravigliosa "Wonderwall", commovente scenografia di ogni vittoria celebrata con i tifosi.

 

L'altra sfida è Francia-Spagna, che si ritrovano dopo la semifinale di Euro 2024. Pronostico apertissimo. La Francia di Deschamps arriva da una prova di forza contro il Marocco, trascinata da un grande Mbappé. La Spagna ha piegato il Belgio 2-1, ma appare a tratti assai opaca. Lamine Yamal non è ancora al top. A risolvere la pratica belga ci ha pensato ancora Mikel Merino, specialista dei gol pesanti da subentrato. Gioca in Inghilterra, guarda caso: nell'Arsenal.

 

E sempre "guarda caso", attorno a questo Mondiale non sono mancate polemiche arbitrali, casi Var e interferenze della geopolitica, con il top dello scandalo Balogun, riqualificato per volontà della Casa Bianca (wow!). Inevitabile dunque che sia proprio la geopolitica a chiudere il cerchio di questo Mondiale. Infantino cercava la sorpresa per giustificare il suo torneo extralarge. Donald Trump starà guardando il tabellone con logiche ben diverse. C'è da scommettere che il presidente americano faccia il tifo per l'alleato ideologico Javier Milei (Argentina). Difficilmente si augurerà il trionfo di Emmanuel Macron (Francia), Keir Starmer o Re Carlo (Inghilterra) e Pedro Sánchez (Spagna). Sono tutti interlocutori non esattamente privilegiati nei vertici internazionali dell'ultimo anno. E poi la contrapposizione tra Washington e Londra si riflette anche sulle spine diplomatiche extra-calcistiche. Le recenti indiscrezioni su una possibile ritorsione di Trump verso gli alleati NATO hanno riaperto clamorosamente il dibattito sulla sovranità delle isole Falkland (Malvinas). L'amministrazione USA ha persino ventilato l'ipotesi di archiviare lo storico sostegno al Regno Unito di Starmer per dare una sponda imprevista alle rivendicazioni di Milei contro quelli che il Pentagono ha definito "possedimenti imperiali europei". Pochi esperti si sbilanciano sul verdetto, politico o sportivo che sia. Esattamente quarant'anni fa toccò a Maradona farsi giustizia da solo in campo. Stavolta a Messi?

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