Come ogni estate, da oltre quindici anni,, anche quest’anno la riapertura degli ombrelloni è coincisa con le polemiche sulle concessioni balneari e sul caro spiaggia.
In realtà, una riforma delle concessioni balneari esiste ed è già legge, ma per i bagnanti il cambiamento ancora non si percepisce. L’estate 2026 si apre, infatti, con più dubbi che certezze: le nuove gare non sono partite ovunque e molti stabilimenti continuano a essere gestiti dagli operatori storici.
Qualche Comune si sta muovendo autonomamente, ma la situazione resta caotica e, a farne le spese sono sempre i cittadini, che si ritrovano stretti tra due fuochi.
Ecco, allora, cosa manca per completare la riforma, perché l’attuazione procede lentamente, ma soprattutto cosa può cambiare davvero per i bagnanti per quanto riguarda i prezzi degli ombrelloni, la disponibilità delle spiagge libere, l'accessibilità e la qualità dei servizi.
Il tema della riforma delle concessioni balneari si basa su un equivoco di fondo molto diffuso, ovvero, che la legge non esista o non sia stata ancora approvata. Non è così: la legge che disciplina la concessione delle spiagge - ancorandola alla partecipazione ad una gara nazionale pubblica - esiste ed è stata approvata dal Parlamento il 14 novembre 2024.
Si tratta della legge 166/2024 che ha stabilito – sulla base della direttiva europea Bolkestein – che le concessioni dovranno essere assegnate tramite gare pubbliche, per un periodo limitato e attraverso bandi pubblici.
Il punto reale della vicenda, quindi non è la legge, bensì la sua applicazione che avanza con grave lentezza. Si è, infatti, dovuto attendere il marzo 2026 affinchè il Governo avviasse il percorso per la definizione dei criteri per un modello nazionale di bando. Il compito di definire le regole a cui dovranno attenersi i Comuni è stato affidato al Ministero delle Infrastrutture.
Il risultato? L’estate 2026 sarà esattamente come le precedenti sul fronte delle concessioni balneari. La situazione resta sostanzialmente cristallizzata con i permessi rinnovati provvisoriamente ai precedenti gestori.
A questo punto appare fondamentale capire perché l’attuazione della riforma vada tanto a rilento e perché in due anni non si è ancora riusciti a fare le gare previste dalla legge.
La questione è allo stesso tempo politica ed economica e non riguarda solo l’attuale esecutivo, dal momento che nessuno dei governi alternatisi negli ultimi 20 anni è riuscito a venire a capo della matassa.
La questione economica riguarda principalmente i diritti dei gestori degli stabilimenti balneari che nei decenni hanno investito nei lidi, trasformandoli nel tempo in vere e proprie imprese familiari. La legge prevede per loro indennizzi economici, ma occorre predisporre criteri uniformi prima dell'avvio delle gare.
Sul piano politico, i governi succedutisi negli ultimi anni si sono scontrati con le difficoltà di trovare un equilibrio tra il rispetto delle norme europee e la necessità di evitare lo scontro con la categoria dei balneari.
Il governo Meloni ha il merito di aver approvato una riforma che era attesa da vent'anni e fortemente richiesta dall’Unione Europea. L'Italia, tra l’altro, è stata più volte richiamata anche dalla Corte di giustizia dell'Unione europea.
Le opposizioni e molte associazioni dei consumatori, tuttavia, accusano l’esecutivo di aver cercato di rinviare il più possibile l'applicazione delle nuove regole, mentre le associazioni dei balneari, invece, sostengono che il governo non abbia garantito tutele sufficienti.
In attesa che il quadro nazionale si avvii verso una maggiore definizione, alcuni Comuni hanno scelto di procedere autonomamente e hanno deciso di anticipare le gare. Nel farlo si sono basati sia sulla normativa nazionale, sia sui principi europei di concorrenza e sia sulle sentenze dei giudici amministrativi che hanno escluso le proroghe automatiche.
Il caso più famoso di questi giorni è sicuramente quello del Comune di Bacoli in Campania, dove il sindaco Della Ragione ha scelto di revocare alcune vecchie concessioni, aumentare la superficie di spiaggia libera e assegnare nuove concessioni mediante bandi pubblici.
Un altro caso rilevante è quello di Ostia, dove il comune di Roma ha pubblicato i bandi per parte delle concessioni che sono anche già state affidate. Diversi Comuni dell'Emilia-Romagna, infine, si stanno organizzando per fare lo stesso, pur chiedendo al Governo un bando-tipo nazionale condiviso.
Come sarà l'estate 2026 per i bagnanti italiani? E’ questa probabilmente la domanda che ci stiamo facendo tutti in queste settimane, e forse chi è già partito per le vacanze, la risposta l’ha già trovata.
Per il bagnante medio anche quest’anno cambierà pochissimo: gli stabilimenti saranno normalmente aperti, i servizi garantiti alle stesse condizioni degli anni passati. La quota di spiagge libere resterà la stessa degli anni precedenti e ombrelloni e lettini continueranno ad essere affittati seguendo le stesse regole del mercato con differenze sostanziali tra una località e l’altra. Continueranno a esserci località dove un ombrellone costa 20 euro e altre dove per lo stesso servizio ne occorrono 70.
Qualche differenza potrebbe vedersi nei Comuni che hanno deciso di anticipare la riforma, dove pezzi di costa potrebbero ritornare libere e alcune concessioni sono già state messe a gara, come nel caso di Ostia.
Ma sono ancora eccezioni.
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