A Roma si torna a parlare di baby escort. Il giro di prostituzione agiva sotto l’egida di un 20enne, E.B. Il giovane gestiva, all’Infernetto e non solo, un gruppo di escort – compagne di classe e amiche – per poi trattenersi parte degli introiti.
E.B. annoverava fra le sue ‘elette’ giovani, anzi, giovanissime amiche di un'età compresa fra i 17-18 anni, massimo.
Gli incontri con le ragazze, venduti a più di 200 euro, facevano lievitare gli incassi spesi nell’acquisto di borse e scarpe di marca, capi d’abbigliamento griffati e cellulari di ultima generazione.
Le baby escort, tra l’altro, venivano controllate in ogni spostamento dal giovane attraverso l’app Life360.
In base a quanto appurato dagli investigatori, il giovane dell'infernetto non agiva da solo, ma "nel giro d'affari" aveva arruolato anche l’ex fidanzata e una compagna di classe.
Fra gli atti dell’indagine anche le intercettazioni tra le ragazze che parlano dei clienti, tra loro anche giovani calciatori: «Senti dovemo organizza na’ serata con la squadra», chiede al giovane protettore un amico che vuol far divertire un gruppo di giovani giocatori.
Gli appuntamenti venivano fissati anche in camere prese in affitto da lussuosi alberghi nei quartieri di Prati e di Trastevere con una clientela selezionata fatta di imprenditori, professionisti, funzionari, commercianti e addirittura persone legate al mondo della malavita.
Il business è durato all'incirca un anno, poi, E.B. è caduto nella rete di un’indagine della Guardia di Finanza. Le indagini sono partite tramite lo spaccio tra Dragona e Acilia, gestito da un gruppo di albanesi con cui Edoardo B. era in contatto e così lo sfruttatore è finito sotto processo e ha patteggiato una pena a due anni di reclusione per sfruttamento della prostituzione.