In occasione dell’udienza ai membri dell’Associazione Otorinolaringologi Ospedalieri Italiani e della Federazione Italiana Medici Pediatrici, il Papa, esaminando la nuova fase di criticità affrontata dalla sanità in Italia dopo la pandemia, ha lanciato un appello a "non cadere nell'idea efficientista e nella medicina a pagamento". Il rischio, secondo il Pontefice, è che i problemi riscontrati possano diventare strutturali e ledere così l’esercizio del diritto alla salute, "parte del patrimonio della dottrina sociale della Chiesa e sancito dalla Costituzione italiana" in quanto diritto dell'individuo e interesse della collettività: "La sanità pubblica italiana è fondata sui principi di universalità, equità e solidarietà, che però oggi rischiano di non essere applicati".
Complica ulteriormente tale situazione "la perdurante crisi economica", che incide in modo significativo "sulla qualità della vita di pazienti e di medici". Oltre a un basso standard di vita dei medici, nel nostro Paese si registra anche una "costante carenza di personale, che porta a carichi di lavoro ingestibili e alla conseguente fuga dalle professioni sanitarie". Alla combinazione di questi fattori consegue una diminuzione della qualità dei servizi e dell'attenzione rivolta alla persona malata. Invece, ammonisce Papa Francesco, bisogna ristabilire le condizioni affinché la persona in cura venga "accostata con l'atteggiamento del buon samaritano" e affinché il personale stesso riesca a prendersi cura anche di sé.
Secondo il Pontefice la parola chiave, da tenere a mente come bussola, è compassione, che non è compatimento, ma con-patire, soffrire con":
In chiusura, il Santo Padre si è rivolto con le seguenti parole ai pediatri, punto di riferimento per le giovani coppie, ancor più fondamentali in un Paese sempre più vecchio: "Speriamo che si possa invertire la tendenza, creando condizioni favorevoli perché i giovani abbiano più fiducia e ritrovino il coraggio e la gioia di diventare genitori". Agli otorinolaringoiatri che curano gli organi necessari alle nostre relazioni il Pontefice, infine, ha indicato come modello i gesti e le parole di Gesù nell’accostarsi alle persone sorde e mute: "in essi traspare la compassione e la tenerezza di Dio per noi".