23
La medicina sta facendo importanti progressi nella ricerca per il trattamento del Parkinson, per migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da questa malattia neurologica debilitante.
[advBanner]Tra le scoperte più promettenti e innovative, c'è un pacemaker, impiantato per la prima volta su un 66enne, all'ospedale di Bellaria, che ha dimostrato di essere efficace nel bloccare completamente i sintomi del Parkinson.
[advBanner]Questa tecnologia offre una nuova speranza per coloro che combattono quotidianamente contro i sintomi debilitanti della malattia.
[advBanner]Come riporta il Resto del Carlino, questo innovativo approccio terapeutico è stato introdotto per la prima volta in Italia presso l'ospedale Bellaria.
[advBanner]Un uomo di 66 anni è stato il primo a beneficiare di questo rivoluzionario pacemaker, e i risultati sono stati straordinari: il tremore alla mano è notevolmente migliorato, consentendogli di ritornare alle attività sportive.
[advBanner]Il dispositivo funziona attraverso uno stimolatore, che trasmette corrente elettrica agli elettrodi collegati ai nuclei cerebrali responsabili del movimento.
[advBanner]La stimolazione blocca i segnali che causano i sintomi motori del Parkinson, migliorando così il controllo dei movimenti del corpo.
[advBanner]Grazie alla tecnologia avanzata, i medici possono adattare la terapia in base alla risposta individuale di ciascun paziente.
[advBanner]Inoltre è ricaricabile in Bluetooth, e questo gli offre maggiore longevità e autonomia, riducendo la necessità di interventi chirurgici ripetuti per la sostituzione della batteria.
[advBanner]Questa è davvero una speranza concreta e nuova per coloro che soffrono per il morbo di Parkinson.
[advBanner]Scopri quali sono i sintomi iniziali del Parkinson, cliccando qui.
[advBanner]La stimolazione cerebrale implica l'uso di impulsi elettrici posizionati in aree specifiche del cervello attraverso un dispositivo simile a un pacemaker, con risultati promettenti.
[advBanner]Uno studio condotto presso la Vanderbilt University ha coinvolto 30 pazienti con Parkinson in fase iniziale, con l'86% dei partecipanti che ha mostrato un miglioramento dei sintomi, soprattutto riguardo ai tremori.
[advBanner]Questi risultati sono significativi poiché finora non esiste una terapia nota per rallentare la progressione della malattia.
[advBanner]Sebbene la modalità di funzionamento esatta del pacemaker sia ancora oggetto di studio, si ritiene che gli impulsi elettrici influenzino le regioni cerebrali coinvolte nei sintomi del Parkinson.
[advBanner]Questa procedura potrebbe anche essere utile nel trattamento di altri disturbi neurologici e psicologici, offrendo una nuova speranza per coloro che combattono contro il Parkinson e altre condizioni simili.
[advBanner]La malattia di Parkinson è causata dalla graduale morte delle cellule che producono dopamina nella cosiddetta materia nera del cervello.
[advBanner]La dopamina è fondamentale per il coordinamento dei movimenti e la sua carenza porta a sintomi come tremori, rigidità muscolare, instabilità e problemi linguistici.
[advBanner]Anche se la causa precisa della malattia è ancora sconosciuta, i farmaci contenenti levodopa possono aiutare a compensare la mancanza di dopamina convertendosi in essa nelle cellule nervose. Tuttavia, nel tempo, questi farmaci possono causare effetti collaterali e diventare meno efficaci.
[advBanner]La stimolazione cerebrale profonda con il pacemaker, quindi, diventa una importante opzione di trattamento da considerare, soprattutto quando i farmaci non sono più sufficienti nel controllare i sintomi.
[advBanner]La malattia di solito si manifesta tra i 50 e i 60 anni, ma una percentuale di pazienti la sviluppa già dal quarantesimo anno di vita.
[advBanner]In conclusione, sebbene i farmaci possano aiutare, il Parkinson non ha ancora una cura al momento. Ecco perché la stimolazione cerebrale profonda, grazie al pacemaker, potrebbe essere una vera svolta quando i trattamenti convenzionali diventano meno efficaci.
[advBanner]Con circa 300.000 casi in Italia, la ricerca continua a cercare soluzioni migliori per gestire questa condizione neurologica.
[advBanner]