17 Un intestino infiammato può aumentare il rischio di demenza
27 Jun, 2024 - 13:54

Un intestino infiammato può aumentare il rischio di demenza

Un intestino infiammato può aumentare il rischio di demenza

Un nuovo studio scientifico ha evidenziato un legame sorprendente tra la salute dell'intestino e il rischio di sviluppare demenza.

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Ricerche condotte su un ampio campione di persone hanno rivelato che un intestino infiammato può aumentare significativamente la probabilità di incorrere in declino cognitivo e demenza.

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Questa scoperta apre nuove strade nella comprensione delle malattie neurodegenerative e sottolinea l'importanza di una corretta salute intestinale per il benessere generale, incluso quello del cervello.

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Un intestino infiammato può aumentare il rischio di demenza, in che modo

Un recente studio ha confermato un forte legame tra 10 specie di batteri intestinali e il morbo di Alzheimer. Analizzando numerosi studi sulla connessione intestino-cervello, i ricercatori hanno identificato 6 specie batteriche (Adlercreutzia, gruppo Eubacterium nodatum, Eisenbergiella, gruppo Eubacterium fissicatena, Gordonibacter e Prevotella9) come protettive contro l'Alzheimer, mentre altre 4 specie (Collinsella, Bacteroides, Lachnospira e Veillonella) sono considerate un fattore di rischio per la malattia.

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Questi batteri possono secernere acidi e tossine che attraversano la mucosa intestinale e interagiscono con il gene APOE, un noto fattore di rischio per l'Alzheimer, e di conseguenza scatenano una risposta neuroinfiammatoria che può favorire la neurodegenerazione.

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La disbiosi intestinale, uno squilibrio nel microbiota, potrebbe dunque innescare e promuovere l'Alzheimer. Jingchun Chen, ricercatore dell'UNLV, sottolinea che, mentre i geni determinano in parte il rischio di malattia e l'abbondanza di batteri intestinali, modifiche al microbioma intestinale attraverso probiotici e dieta possono avere effetti positivi sul sistema immunitario, l'infiammazione e la funzione cerebrale.

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Perché questa scoperta è importante?

Perché è rilevante?

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Attualmente, solo il 40% dei casi di demenza è attribuibile a fattori di rischio modificabili conosciuti. Pertanto, è molto importante identificare nuovi fattori per ridurre l'incidenza di queste malattie in futuro.

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L'alterazione del microbiota intestinale, influenza la risposta immunitaria e l'interazione con il sistema nervoso, che è fondamentale per le funzioni cognitive.

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La disbiosi del microbiota intestinale favorisce la produzione di tossine che potrebbero contribuire alla deposizione di proteine beta-amiloidi e a una risposta infiammatoria, come osservato negli animali. Ecco perché c'è un collegamento tra intestino infiammato e demenza.

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Il collegamento tra microbiota intestinale e Alzheimer

Un team di ricercatori ha scoperto un potenziale collegamento tra il microbiota intestinale e la malattia di Alzheimer. Lo studio, condotto su ratti, ha evidenziato che il trapianto di feci da pazienti con Alzheimer in animali sani può indurre alcune alterazioni tipiche della malattia, come:

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  • Modifiche nella flora batterica intestinale: un aumento di batteri del genere Desulfovibrio è stato associato a una disfunzione del colon.
  • Problemi di memoria: i ratti che hanno ricevuto il microbiota di pazienti con Alzheimer hanno mostrato difficoltà in compiti che richiedono memoria spaziale, una funzione legata all'ippocampo.
  • Riduzione della neurogenesi: il trapianto ha influenzato negativamente la nascita e la crescita di nuovi neuroni nell'ippocampo, un processo importante per la memoria e l'apprendimento.

I ricercatori ipotizzano che alcuni batteri intestinali producano molecole in grado di attraversare la barriera ematoencefalica e raggiungere il cervello. Queste molecole potrebbero influenzare la neurogenesi e la funzione cerebrale e contribuire ai sintomi dell'Alzheimer.

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Le persone che hanno precedentemente sofferto di malattie intestinali hanno un  rischio significativamente più elevato di demenza  (5,5%) rispetto alle persone senza sintomi (1,4%).

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E non è tutto: i pazienti  hanno sviluppato i sintomi della demenza relativamente prima  rispetto ai soggetti sani di confronto. Lo studio non ha riscontrato differenze tra le due malattie intestinali, colite ulcerosa e morbo di Crohn, né tra i sessi.

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Lo studio osservazionale suggerisce che esiste quindi un'associazione significativa tra la malattia cronica intestinale e il successivo sviluppo della demenza.

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Questa scoperta apre nuove strade per la ricerca sul morbo di Alzheimer. Se confermata da ulteriori studi, potrebbe portare a nuove modalità di prevenzione e nuove terapie.

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È importante sottolineare che lo studio è stato condotto su animali e che sono necessarie ulteriori ricerche per confermare i risultati nell'uomo.

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Immacolata Duni
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