Forse viviamo all'interno di una distopia e non ce ne siamo accorti. Il sospetto viene leggendo un post recente su Facebook di Paul Schrader su ChatGPT e l'intelligenza artificiale che, a suo dire, sarebbero capaci di scrivere come i migliori sceneggiatori e registi nella storia del cinema.
Non si tratta di una dichiarazione provocatoria o di un grido di allarme. Schrader è convinto da tempo che l'intelligenza artificiale sia una realtà inevitabile per il cinema e con cui dovrà fare i conti.
Un parere in netta controtendenza rispetto all'atteggiamento di importanti personalità di Hollywood, che vedono l'IA come un pericolo da arginare. Ma se simili opinioni arrivano dallo sceneggiatore di una capolavoro come "Taxi driver", forse è il caso di iniziare a preoccuparsi.
A quanto pare, dunque, la minaccia dell'intelligenza artificiale non si presenterà sotto le sembianze di un robot dal fisico palestrato che si esprime a monosillabi con uno spiccato accento austriaco come in "Terminator" di James Cameron. Arriverà, invece, in maniera più subdola, grazie a semplici programmi di uso quotidiano sui nostri computer e smartphone. Anzi, in realtà è già arrivata.
Chi pensava che solo i lavori manuali avrebbero subito il contraccolpo dell'automazione e la conseguente perdita di numerosi posti di lavoro, forse dovrà ricredersi.
Stando, infatti, al post su Facebook di Paul Schrader di pochi giorni fa, l'intelligenza artificiale potrebbe essere già in grado di prendere il posto di alcuni maestri del cinema di tutti i tempi come Quentin Tarantino, Roberto Rossellini e Ingmar Bergman.
Il leggendario sceneggiatore di "Taxi driver", "American gigolò" e "Toro scatenato" scrive il 17 gennaio di aver chiesto a ChatGPT (il generatore di testo sviluppato da OpenAI) di sviluppare "un'idea per un film di Paul Schrader" e di aver fatto tentativi simili con altri importanti registi, ottenendo un risultato che lo ha lasciato "sbalordito".
Schrader conclude il suo post con una domanda legittima ma al tempo stesso inquietante: "Perché gli scrittori dovrebbero stare seduti per mesi a cercare una buona idea quando l'intelligenza artificiale può fornirne una in pochi secondi?"
Insomma, per lo scrittore e regista la transizione verso film scritti dai computer non solo è già possibile ma, a quanto pare, avrebbe anche dei vantaggi.
Parole che sollevano ben più di una riflessione su cosa sia creativo e cosa no e se una macchina sia effettivamente in grado di replicare o imitare l'esperienza e lo stile di un autore umano. Dilemmi su cui cinema e letteratura si interrogano da svariati decenni, basti pensare a un film come "Blade runner" e alle opere dell'autore che lo ha ispirato, Philip K. Dick.
Per Hollywood, inoltre, la questione è anche, se non soprattutto, economica. Non a caso, nel 2023 si arrivò a uno degli scioperi più imponenti nella storia dell'industria del cinema statunitense da parte degli sceneggiatori, in lotta per ottenere regole ferree e un controllo efficace sul lavoro svolto da chatbot proprio come ChatGPT.
All'epoca, Schrader disse senza mezzi termini che era impossibile impedire che l'intelligenza artificiale fosse applicata per scrivere film o serie tv.
Paul Schrader on the AI writing debate: “Do you need a new episode of ‘CSI: Vegas?’ ChapchatGPT [sic] will deliver that in a matter of seconds. And it will be good." https://t.co/ggqX2tpZUC pic.twitter.com/wjYjZcyUzQ
— IndieWire (@IndieWire) May 8, 2023
Il motivo, come spiegò in un'intervista a Indiewire, risiede nel fatto che, già adesso, molte sceneggiature vengono scritte replicando formati e convenzioni sempre uguali. L'IA fa la stessa cosa ma in molto meno tempo.
Lo scenario prospettato da Schrader appare, dunque, drammatico. Proprio per questo, alcune delle voci più eminenti di Hollywood non hanno mancato di far sentire la propria voce negli ultimi tempi contro di esso.
L'attrice due volte premio Oscar Cate Blanchett, in un'intervista con la BBC, si è detta "profondamente preoccupata" per l'effetto che l'intelligenza artificiale avrà sul cinema e, più in generale, sulla società e sulla nostra specie.
Dello stesso avviso anche Robert Downey Jr., famoso per il ruolo di "Iron Man" nei cinecomics Marvel e premio Oscar lo scorso anno per "Oppenheimer" di Christopher Nolan.
Durante una puntata del podcast "On With Kara Swisher" dello scorso ottobre, è stato chiesto all'attore se sia preoccupato che il suo aspetto e la sua voce possano essere ricreati digitalmente in futuro anche senza il suo consenso.
Downey ha prontamente replicato che farebbe causa a chi ci provasse, assicurando che, anche una volta morto, il suo studio legale "sarà ancora molto attivo".
Infine, Nicolas Cage in occasione del Newport Beach Film Festival, dove ha ricevuto l'Icon Award per la sua carriera, si è rivolto ai giovani attori avvertendoli dell'esistenza di una nuova tecnologia che utilizza l'IA, l'EBDR, strumento in grado di creare repliche digitali di un attore con la quale lui stesso ha avuto a che fare durante le riprese di "Flash", in cui compare in un breve cameo nei panni del Superman di Tim Burton mai realizzato.
L'attore ha avvertito i suoi colleghi più giovani del fatto che l'EBDR è un tipo di IA generativa il cui uso è tra quelli consentiti dall'accordo stipulato tra sindacato degli attori e Studios al termine dello sciopero del 2023, invitandoli a proteggere "i vostri strumenti" e cioè "la voce, la faccia, il corpo, l'immaginazione".
"La qualità ci ha rotto le scatole!"
Così urlava René Ferretti, il regista della soap opera "Gli occhi del cuore" nella serie tv "Boris", ma con un'espressione più incisiva e colorita.
Le dichiarazioni di Paul Schrader sembrano derivare dalla constatazione che, vista la piega presa dall'industria negli ultimi anni, con la creatività svilita e ignorata in nome di una costante ripetizione delle stesse formule e storie, l'intelligenza artificiale sarà sicuramente più funzionale di un qualsiasi scrittore umano.
In altre parole: più lo standard prende il sopravvento, più la velocità nell'eseguire una copia perfetta diventerà più importante, a livello produttivo, della creatività e dell'ingegno. Una prospettiva che se di certo fa gola agli Studios, interessati esclusivamente al profitto, non può essere accettata passivamente da chi ancora assegna al cinema e alla cultura pop un ruolo di cruciale rilievo culturale.