07 Feb, 2025 - 18:16

Quindi Meloni considera Salvini un incapace, ma lo nomina vicepremier e ministro

Quindi Meloni considera Salvini un incapace, ma lo nomina vicepremier e ministro

Ebbene sì, signore e signori, abbiamo finalmente risolto uno dei più grandi misteri della politica italiana: perché il nostro glorioso governo continua a dare incarichi di responsabilità a persone che, nel privato, vengono descritte dai loro stessi alleati come inetti, ridicoli e persino "bimbiminkia". La risposta? Perché a Giorgia Meloni, evidentemente, non interessa che chi governa sappia effettivamente governare. E Matteo Salvini ne è la prova vivente.

Le chat di FDI rivelano quanto Meloni abbia a cuore le sorti di Infrastrutture e Trasporti

Le recenti rivelazioni sulle conversazioni interne a Fratelli d'Italia hanno portato alla luce un paradosso politico: nonostante Giorgia Meloni consideri Matteo Salvini un incapace, lo ha nominato vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti nel suo governo.

Nel libro "Fratelli di chat" del giornalista Giacomo Salvini, vengono riportate chat interne del partito in cui il leader della Lega viene definito con termini come "ministro bimbominkia" e "cialtrone ridicolo". Queste conversazioni risalgono al periodo tra il 2018 e il 2024, evidenziando tensioni e giudizi severi nei confronti dell'alleato leghista.

Dai messaggi scambiati tra gli esponenti del principale partito di governo, emerge un ritratto impietoso dell'alleato Matteo Salvini. In una delle conversazioni segrete, Giorgia Meloni si dice stupita del fatto che, dopo due anni di ministero, i treni in Italia ancora esistano e non si sia tornati al dorso di mulo.

Già questa frase dovrebbe bastare a farci sobbalzare dalla sedia: un capo di governo che affida il dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti a una persona della quale non ha alcuna stima. Uno che, secondo lei, dovrebbe essersi già reso responsabile del collasso totale della rete ferroviaria nazionale. Un po’ come affidare la gestione di un ospedale a uno che ti ha appena confessato di svenire alla vista del sangue.

L'unico collante di questa maggioranza è il potere

Eppure eccolo lì, Matteo Salvini, non solo ministro, ma addirittura vicepremier. Un riconoscimento al suo talento? No, piuttosto un obbligo di coalizione. Meloni non ha mai voluto davvero governare con lui, ma non poteva liberarsene. Quindi ha preferito regalargli un ministero strategico, giusto per ribadire che le cariche pubbliche, per lei, contano quanto una promessa in campagna elettorale: niente. E dire che un tempo la destra italiana si vantava di essere quella seria, quella del merito, quella che non piazzava incompetenti nei ruoli chiave solo per ragioni di convenienza politica.

Ma non finisce qui. Sempre dalle chat emerge che Salvini non è solo incapace agli occhi della Meloni e degli altri esponenti di FDI, ma è anche un “bimbominkia", "un cialtrone ridicolo", che non ha alcun onore e che cambia posizione politica come cambia felpa. Prima grande amico di Putin, poi cow-boy filoamericano. Prima sovranista, poi europeista quando conviene. Il perfetto esempio di un politico senza bussola, sempre pronto a scodinzolare dietro alla convenienza del momento.

Eppure, per qualche strana legge della fisica politica, proprio questa persona è stata piazzata al vertice di uno dei ministeri più importanti del Paese. Il paradosso è servito: Giorgia Meloni lo dileggia nelle chat private, ma poi gli affida un dicastero strategico. Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di un sottile disegno politico, di una genialata machiavellica per depotenziare il nemico interno. Oppure, più semplicemente, di una gigantesca presa in giro ai danni degli italiani.

La vicenda non lascia solo un retrogusto amaro, ma conferma l’unico vero principio su cui si basa la politica italiana: l’ipocrisia. Perché se contassero davvero il merito e le capacità, Salvini dovrebbe occuparsi soltanto di postare meme su TikTok e fomentare i boomer su Facebook, anziché firmare decreti ministeriali. E se Meloni avesse un minimo di coerenza, avrebbe dovuto quantomeno cercare di limitare i danni assegnando al "bimbominkia" un ruolo meno importante. Ma il potere è potere, le poltrone sono poltrone, e la realtà è un dettaglio trascurabile.

E così, mentre la maggioranza di governo passa il tempo a spernacchiarsi in chat, dichiarandosi però compatta pubblicamente, a pagare il prezzo di questa farsa sono, come sempre, gli italiani. Che nel frattempo però, possono tirare un sospiro di sollievo: almeno i treni esistono ancora. Fino a quando, chissà.

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Daniel Moretti
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