In questi giorni è stato inaugurato in Cina , a Guanling, il ponte più alto del mondo: lungo 2.890 metri e alto 625 metri, realizzato in soli tre anni. Per l’opera sono stati spesi 260 milioni di euro: costo al km, meno di 90.000 euro.
A Roma da 18 mesi è inservibile il Ponte dell’Industria, noto come il Ponte di ferro, che collega due popolose e vitali parti della città: l’Ostiense e la Portuense. Un ponte lungo 131 metri e largo meno di 8, fu costruito fra il 1862-63 e realizzato in calcestruzzo e ferro, materiale che diede il nome alla struttura. Il 3 ottobre 2021 il ponte è stato danneggiato da un incendio di cui origini e responsabili sono rimasti sconosciuti; rimasto inservibile per 70 giorni fu riaperto fino al settembre 2023, quando iniziarono i lavori di ristrutturazione, che ne dovrebbero aumentare ampiezza e struttura. É d’uopo utilizzare il condizionale perché tale rifacimento è ancora in opera: la riapertura era prevista per il settembre 2024, poi rinviata a dicembre, annunciata per gennaio 2025, altro rinvio per febbraio 2025. Non sono stati solo i tempi a lievitare, i 12 mesi dei lavori sono al momento 18, ma pure i costi, nella “migliore” tradizione italica, sono cresciuti: da 8 a 18 milioni. Ma bisognerà aspettare la fine dei lavori, quella reale e non quella più volte annunciata, per scoprire quanto effettivamente pagherà il contribuente per questa ristrutturazione. Con le attuali stime, il ponte lungo 131 metri, costerà 137.000 euro al metro. Sembra un’impresa impossibile, a Roma, preventivare costi e durata di un’opera e rispettarli.
Il sindaco di Roma, Gualtieri, in più occasioni ha sottolineato che il nuovo Ponte dell’Industria sarà più largo, con spazi per i pedoni ed i ciclisti, che sarà capace di sopportare pesi assai più elevati della versione originaria. Ha pure elogiato la tecnologia d’avanguardia adottata per rendere più saldo il ponte, con il ricorso allo stesso tipo di piloni usati per sostenere strutture fisse nel Mare del Nord. A tale scopo ci si è serviti anche del supporto di ingegneri norvegesi, esperti in questo tipo d’intervento. Ingegneri che, a questo punto, avranno messo su famiglia a Roma, visti i tempi di permanenza.
Siamo arrivati al quarto rinvio dell’apertura del Ponte dell’Industria, rinvio che rischia di non essere l’ultimo. Gli automobilisti per primi, ma tutto il trasporto su gomma, risentono pesantemente di questa situazione, che congestiona ulteriormente una zona che già prima era altamente trafficata. Congestione che dura, ormai, da 18 mesi.
Per il momento non ci resta che aspettare e continuare a fare giri lunghi e fastidiosi. Nell’attesa, però, abbiamo qualche numero con cui può tentare la fortuna: 20 i mesi d’attesa, 9 il mese di settembre, indicato come periodo della riapertura del ponte, 70 i giorni della prima chiusura del ponte, 48 il numero della pazienza nella smorfia napoletana , dove il ponte può essere indicato con 6, segno positivo di una via che indica superamento e miglioramenti , oppure con 56, se si sogna un ponte crollato, che sta ad indicare ostacoli ed impedimenti.
Noi romani siamo inguaribilmente ottimisti e fiduciosi, per questo optiamo per la prima soluzione, quindi la cinquina da giocare è la seguente: 20; 9; 70; 48; 6 (56 per i pessimisti). Con l’impegno, però, di devolvere parte delle vincite ai lavori per la ristrutturazione del Ponte di ferro.
Prof. Enrico Ferri (docente di Filosofia del Diritto all'Unicusano)