Una vita piena, quella di Gene Hackman, vissuta sempre con passione e intensità, ma spentasi a 95 anni. Tante le esperienze che lo hanno indelebilmente segnato, da divorzio dei genitori alla prematura scomparsa della madre, poi il servizio militare nei marines e il debutto nel mondo del cinema, gli amori importanti, fino al ritiro e alla passione per la scrittura.
Di Gene Hackman, adesso, rimangono solo i ricordi e i suoi incredibili film, con le interpretazioni che lo hanno reso il "cattivo" simbolo degli anni Sessanta. A volte cinico, altre autoritario, sempre complesso e intenso, mai scontato e banale l'attore scomparso mercoledì 26 febbraio 2025. In onore di una carriera premiata con un Golden Globe, rivediamo alcuni dei suoi film più iconici.
Il mondo del cinema ha perso uno dei suoi storici volti. Gene Hackman è stato trovato morto insieme alla moglie, la pianista Betsy Arakawa, e al loro cane, nella loro casa di Santa Fe, capitale dello Stato del New Mexico. Sebbene le circostanze della morte siano ancora tutte da chiarire, lo spettacolo e i fan si stringono attorno ai familiari in lutto.
Nonostante l'attore abbia detto addio alla vita sul set nel 2004, le sue interpretazioni rimangono ancora oggi un grande esempio di recitazione, indimenticabili. Ecco i 5 film più belli e imperdibili di Gene Hackman.
Non ci sarebbe stato "Downhill Racer", in italiano passato con il titolo di "Gli spericolati", senza la regia di Michael Ritchie, ma non ci sarebbe stato Eugene Claire senza Gene Hackman.
Alla sua quarta apparizione sul grande schermo, un Hackman 39enne vestiva i panni del coach di sci più cinico, ma determinato mai apparso in una pellicola. Un successo di critica e un cult dello sport, che ha definitivamente sancito l'ascesa dell'attore, la cui interpretazione è stata uno dei punti-chiave che hanno attratto il pubblico in sala. Questo il trailer:
Tuttavia, per l'attore, quello di Eugene Claire è stato un ruolo piuttosto insolito, se paragonato a quelli che si sono susseguiti negli anni successivi. Il coach, infatti, si caratterizzava per un pragmatismo che investiva e influenzava ogni sua decisione, al contrario della sete di potere e violenza degli altri personaggi dell'attore.
Spietato, per certi versi, e focalizzato sulla vittoria a tutti i costi, anche se ciò significa mettere a rischio la salute della sua squadra. La nota magica, però, che ha designato il successo della pellicola è stata l'incredibile chimica fra Hackman e Robert Redford, il protagonista David Chappellet: zero empatia, ma solo un'implacabile spinta sino ai limiti, per esprimere al massimo il potenziale dello sciatore.
Nel 19071, invece, arriva Il Film di Gene Hackman, sotto la regia di William Friedkin, quello che gli fa ottenere il suo primo premio Oscar nella categoria "Miglior attore". Nei panni del poliziotto Jimmy "Popeye" Doyle, che dopo diverse operazioni fallimentari, spera di tornare in auge agli occhi dei suoi superiori grazie a una pista su una grossa importazione di droga proveniente da Marsiglia.
Brutale, dai metodi violenti, arrogante e completamente privo di scrupoli morali, il personaggio di Gene Hackman finisce per farsi odiare, pur dovendo rappresentare la Legge e la giustizia e, quindi, far parte dei "buoni". Tuttavia, a incatenare lo sguardo dello spettatore non è il carattere del personaggio, né le sequenze altamente adrenaliniche (anche se danno una grande mano), quanto la spontaneità e l'improvvisazione dell'attore - ovviamente dietro suggerimento del regista.
Proprio quel tocco personale ha reso la sceneggiatura ancora più realistica e meno "macchinosa", permettendo a Gene Hackman di brillare, mostrando semplicemente il suo vero sé. Queste le sue parole in riferimento alla pellicola:
Spionaggio, adrenalina, scoperte scioccanti si sono mescolate nel thriller di Francis Ford Coppola, "The Conversation", arrivato nel '74 in Italia con il titolo "La Conversazione". Altro ruolo da protagonista per Gene Hackman, volto dell'investigatore privato ed esperto in intercettazioni Harry Caul. Stavolta, l'attore si è cimentato in un ruolo molto complesso, dove il forte senso morale si è scontrato con la situazione in cui rimane invischiato.
A far da padrone, in questo caso, l'emotività del suo personaggio, dilaniato dai dilemmi interiori e decisamente lontano dalla freddezza e dalla spietatezza delle sue precedenti interpretazioni. In "La Conversazione" tutta la bravura di Hackman è passata attraverso la mimica, la tensione, l'espressione, piuttosto che con la parole: Caul, infatti, è un personaggio estremamente riservato e di poche parole, più concentrato a osservare il mondo che a parlarne.
Questo ha reso il ruolo molto impegnativo, ma anche straordinariamente accattivante per il pubblico, ipnotizzato dal modo di Hackman di riuscire a rendere il crescente senso di ansia per la sua sconvolgente scoperta e l'imposizione della paranoia e dell'ossessione su tutto il resto. Questo il trailer della pellicola:
Da un uomo con una forte moralità a un personaggio diametralmente opposto con James Foley, regista di "L'ultimo appello". Nella pellicola Gene Hackman è stato Sam Cayhall, ex membro del Ku Klux Klan, nonché assassino di due bambini e per questo condannato a morte.
Una carica emotiva dilaniante, che l'attore è riuscito a trasmettere al pubblico in maniera intensa, dando alla riflessione interiore del suo personaggio una sfumatura accattivante. La lotta fra credo e senso di colpa hanno dato spessore al personaggio, mentre l'interpretazione di Hackman è rimasta nella storia come una delle più complesse e intriganti della sua carriera.
Il film, al tempo, è stato un vero successo per l'attore, la cui interpretazione ha ricevuto lodi e apprezzamenti, nonostante la pellicola non abbia ricevuto, invece, il pieno appoggio da parte dei critici. Eccone alcune da Metacritic, scritte dalle maggiori testate statunitensi:
Gene Hackman ha mostrato una versatilità fuori dal comune, passando da personaggio violenti a quelli più emotivi, ma, forse, uno dei ruoli più difficili è stato Henry Hearst, avvocato e sospetto stupratore e assassino di bambine in "Under Suspicion", la pellicola degli anni Duemila di Stephen Hopkins.
Nei panni di Hearst, infatti, Hackman ha dovuto trasmettere lo sfinimento del lungo e duro interrogatorio condotto dal Capitano Victor Benezet, convinto della sua colpevolezza, ma anche il morboso amore verso la nipote minorenne e l'astio della moglie, con la quale il rapporto è definitivamente spezzato.
Un livello di stress psicologico recitato magistralmente dall'attore, che ha catturato il pubblico grazie all'incredibile carisma e all'aura di mistero mostrata sul set del thriller mentale presentato addirittura a Cannes, durante la 53esima edizione del Festival.
Nonostante la presenza di Hackman, della splendida Monica Belluci e Morgan Freeman, la pellicola non ha riscosso particolare successo e tanto il pubblico, quanto la critica lo ha commentato negativamente. Se la storia è stata definita "piuttosto statica", l'interpretazione dell'attore è rimasta impressa nella mente degli spettatori. Qui sotto il trailer del film: