29 Aug, 2025 - 16:53

Gaza City dichiarata "zona di combattimento pericolosa": cosa è lo stop alle pause tattiche

Gaza City dichiarata "zona di combattimento pericolosa": cosa è lo stop alle pause tattiche

L’offensiva israeliana su Gaza City segna un nuovo capitolo della guerra in corso nella Striscia di Gaza. Dopo oltre dieci mesi di conflitto, l’esercito israeliano ha dichiarato la città palestinese “zona di combattimento pericolosa”, annunciando anche la fine delle pause tattiche che consentivano ai civili di ricevere aiuti umanitari. Una decisione che rischia di aggravare ulteriormente la crisi umanitaria nell’enclave già provata.

L’avvio della nuova fase dell’operazione israeliana

Le forze israeliane hanno dato il via alle fasi iniziali dell'offensiva a Gaza City. Con le nuove operazioni militari nella Striscia di Gaza si apre un nuovo scenario nella guerra tra Israele e Hamas, che continua da oltre 10 mesi.

L'operazione rappresenta la seconda fase dell'Operation Gideon's Chariots (I carri di Gedeone). Tel Aviv aveva lanciato questa offensiva nel mese di maggio e ora mira ad ampliarla con l'invasione terrestre di Gaza City.

Il 29 agosto, l'Idf ha dichiarato che la città palestinese costituisce una "zona di combattimento pericolosa".

La fine delle pause umanitarie giornaliere

L'esercito israeliano ha inoltre annunciato la fine delle pause quotidiane nei combattimenti a Gaza City. Si tratta dello stop alle pause umanitarie giornaliere, che duravano diverse ore e consentivano ai civili di ricevere gli aiuti. Questa mossa rischia di mettere ulteriormente in pericolo la popolazione.

L'esercito israeliano ha dichiarato in un post su X:

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In conformità con la valutazione della situazione e le direttive del livello politico, a partire da oggi alle 10:00, la pausa tattica locale nell'attività militare non si applicherà all'area di Gaza City, che costituisce una pericolosa zona di combattimento.

La notizia accresce i timori su un eventuale aggravamento della situazione umanitaria già critica nella Striscia di Gaza. Le nuove operazioni militari spingono infatti migliaia di palestinesi ad evacuare Gaza City verso le zone meridionali dell'enclave. Resta sul tavolo anche l'ipotesi di un'evacuazione di massa della città nei prossimi giorni.

La crisi umanitaria a Gaza

Le forze israeliane hanno annunciato il 28 agosto che saranno costruiti due nuovi centri di distribuzione alimentare gestiti dalla Gaza Humanitarian Foundation (GHF) nella Gaza meridionale. Questo annuncio sembra rientrare nei preparativi legati alle evacuazioni dei residenti di Gaza City. Tuttavia, solleva anche interrogativi riguardo al rischio di sovraffollamento nelle aree meridionali.

Mentre la guerra non dà segni di arresto, la crisi umanitaria a Gaza continua a scatenare indignazione a livello internazionale. Dopo una sospensione degli aiuti umanitari nel mese di marzo, il flusso è stato ripreso a maggio.

Dall'inizio della guerra a Gaza, nell’ottobre 2023, almeno 63mila palestinesi hanno perso la vita.  Secondo i dati del ministero della Salute dell'enclave, 322 palestinesi, tra cui 121 bambini, hanno perso la vita a causa di carestia e malnutrizione.

Oltre 500 dipendenti delle Nazioni Unite hanno chiesto all'Alto commissario per i diritti umani, Volker Türk, di definire la guerra nella Striscia di Gaza come un genocidio contro il popolo palestinese.
Nella lettera, visionata da Al Jazeera e Reuters, il personale ha sostenuto che gli atti commessi soddisfano i criteri legali per il genocidio. Secondo il diritto internazionale, il genocidio consiste nella realizzazione di uno o più atti con l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso.

La dichiarazione di Gaza City come “zona di combattimento pericolosa” e lo stop alle pause umanitarie giornaliere rappresentano un punto di svolta nell’offensiva israeliana. Se da un lato Tel Aviv avanza militarmente con l’operazione Gideon’s Chariots II, dall’altro la popolazione civile si trova di fronte a nuove sfide legate a evacuazioni, sovraffollamento nel sud della Striscia e scarsità di aiuti. Con un bilancio già devastante, la prospettiva di un ulteriore peggioramento della crisi umanitaria resta concreta.

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