C'è una vittima, Chiara Poggi. C'è un condannato in via definitiva, Alberto Stasi, che si è però sempre dichiarato innocente. E c'è un nuovo indagato, Andrea Sempio. Il delitto di Garlasco - avvenuto il 13 agosto di diciotto anni fa - continua a far parlare di sé, soprattutto dopo l'uscita delle prime anticipazioni sulla nuova perizia affidata dal Tribunale di Pavia alla genetista Denise Albani.
Il reperto analizzato - l'aplotipo Y estratto dai margini ungueali di Chiara -, per anni considerato deteriorato e quindi inutilizzabile, presenterebbe, secondo l'esperta, un'"elevatissima compatibilità" con la linea paterna della famiglia Sempio. Un dato che rischia di avere un peso sulla posizione dell'indagato, anche se, secondo la difesa, non proverebbe nulla.
Va detto, innanzitutto, che la perizia (inclusa di valutazioni) deve essere ancora depositata. Quelli anticipati da fonti investigative sono i dati biostatistici, che riguardano la compatibilità del profilo.
La dottoressa Albani ha in pratica ritenuto il Dna estratto dai margini ungueali della vittima utilizzabile, e lo ha confrontato con i profili di 349.000 soggetti nel mondo e circa 39.000 europei, attraverso software di livello internazionale.
Il risultato? Un'"elevatissima percentuale di compatibilità", appunto, del profilo con la linea paterna di Sempio. Trattandosi di un aplotipo Y, esso non identifica infatti in modo esclusivo l'indagato, Andrea.
Ma limita la possibilità a pochi soggetti della sua famiglia: il nonno, il padre, lo zio, eventuali cugini maschi. Tra i quali lui è l'unico ad aver frequentato regolarmente la villetta di via Pascoli.
Il dato del Dna da solo vale poco. Non si può parlare, in gergo, di "pistola fumante". Sarà però discusso in sede di incidente probatorio, con l'udienza conclusiva prevista per il 18 dicembre, e potrà diventare una prova in un eventuale processo.
Insieme a tutta un'altra serie di indizi che gli inquirenti hanno raccolto a carico dell'indagato. C'è l'"impronta 33" repertata sul muro delle scale dell'abitazione Poggi - dove fu ritrovato il corpo di Chiara -; ci sono le telefonate "anomale" che Sempio fece prima dell'omicidio.
E la questione del ticket del parcheggio di Vigevano, che lo stesso Andrea presentò nel 2008 come una sorta di alibi, ma che potrebbe essergli stato fornito da altri. Elementi che, solo nel loro insieme, posso fornire un quadro. Da valutare, quindi, anche con gli accertamenti della Cattaneo, gli studi sulla dinamica dell'omicidio e altro.
Restando sul Dna, la difesa di Sempio, rappresentata dagli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia e dai consulenti Armando Palmegiani e Marina Baldi, punta molto sulla questione della "contaminazione". Secondo loro, cioè, il Dna analizzato nella perizia sarebbe finito sulle unghie della vittima tramite contatto indiretto, attraverso il passaggio con un oggetto o una superficie.
Interpretazione contraria a quella degli inquirenti, secondo cui invece il trasferimento sarebbe avvenuto direttamente, tramite il contatto fra i due soggetti. Chi ha ragione? "Nessun genetista può dirlo - ha spiegato l'avvocato Giada Bocellari, che difende Stasi, al Corriere della Sera - Sarà la prova logica a stabilire come quel Dna sia finito lì".
Ancora, i dati andranno valutati nell'insieme. Ricostruendo, ad esempio, "quanto Sempio frequentava la casa" nell'effettivo. Motivo per cui la difesa dell'indagato sarebbe già al lavoro "su una memoria sui luoghi della casa frequentati da Sempio e quelli frequentati dalla vittima la mattina dell’omicidio".
Il 37enne e i suoi difensori si dicono sereni. Mentre la difesa di Stasi e la Procura, che avevano già parlato di compatibilità del Dna con il profilo di Sempio, registrano entrambe un "punto a favore".
La famiglia Poggi resta sulla sua posizione - anche ieri, l'avvocato Gian Luigi Tizzoni ha parlato di "dato scientifico non attendibile" -, sostenendo che la verità sia già stata raggiunta con la condanna di Alberto.
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