Un gruppo di manifestanti pro-Palestina ha devastato la redazione de La Stampa durante lo sciopero generale di ieri, 28 novembre.
Prima ha forzato le porte. Poi ha imbrattato gli uffici con scritte offensive e letame.
L'episodio, avvenuto in via Lugaro, è stato rivendicato dal collettivo Ksa che accusa il quotidiano di aver descritto l'imam Mohamed Shahin, espulso dal Viminale, come un terrorista.
La vicenda ha suscitato condanne unanimi da parte delle istituzioni e del mondo giornalistico, con il presidente Mattarella in prima linea.
Lo sciopero nazionale dei giornalisti, indetto dalla Fnsi per il rinnovo del contratto di lavoro, ha lasciato la redazione de La Stampa vuota a Torino.
Circa un centinaio di attivisti pro-Palestina, staccatisi dal corteo generale contro la legge di bilancio, ne ha approfittato: ha raggiunto la sede del quotidiano e alcuni, sia a volto scoperto che con passamontagna, hanno forzato due porte d'ingresso e gridato slogan come
oltre al solito
Una volta dentro, i manifestanti hanno rovesciato documenti, libri e arredi, spruzzando vernice sui muri con frasi come "Giornalisti complici dell'arresto in Cpr di Mohamed Shahin" e lanciando letame contro i cancelli esterni.
Shahin, imam egiziano di 47 anni denunciato per un blocco stradale durante un corteo pro-Pal, è stato espulso come minaccia per la sicurezza nazionale e trasferito al Cpr di Caltanissetta.
La Digos ha identificato finora 34 partecipanti e sta proseguendo le indagini.
L'irruzione rappresenta un grave attacco alla libertà di stampa, perpetrato proprio nel giorno dedicato alla difesa del pluralismo informativo.
La Stampa ha definito l'episodio "gravissimo e vile", ribadendo:
Il collettivo Ksa ha motivato il blitz sui social accusando i giornalisti di propaganda contro Shahin, oppositore di Al Sisi in Egitto.
Solidarietà immediata è arrivata dal presidente Sergio Mattarella, che ha condannato fermamente l'attacco.
Ordine dei Giornalisti del Piemonte, Fnsi e Associazione Stampa Subalpina hanno parlato di atto "inaccettabile", evocando "azioni fasciste" passate e chiedendo maggiore vigilanza sulle redazioni.
Particolarmente significativa la solidarietà espressa da Emanuele Fiano, l'ex parlametare cui è stato vietato di parlare prima a Venezia e poi a Milano in quanto "colpevole" di essere ebreo
Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
I campi obbligatori sono contrassegnati con *