18 Jan, 2026 - 13:59

Quali sono le origini di Toquinho? I genitori e dove è nato il cantante

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Ci basta udire il suo nome per sentire il fuoco della samba: Toquinho ha firmato brani amatissimi come “La voglia, la pazzia, l’incoscienza, l’allegria” (1976), “Samba de Orly” (1970) e “Que Maravilha” (1970), diventando sempre più familiare anche per il pubblico italiano. Si è esibito per decenni all’insegna della musica popolare brasiliana e ha portato in Europa e in Italia un suono caldo, intimo, che nessuno dimentica. Il chitarrista sopraffino, amico e collaboratore di Ornella Vanoni e autore instancabile degli anni Settanta, ha anche delle radici familiari che riguardano l’Italia.
Partiamo dall’inizio.

Toquinho: età, origini e vero nome

Toquinho nasce come Antonio Pecci Filho a San Paolo, in Brasile, il 6 luglio 1946, ed è quindi oggi un artista di 79 anni, abbondantemente oltre i sessant’anni di carriera, ancora attivissimo tra dischi e tournée internazionali. Il suo nome d’arte nasce da un vezzeggiativo affettuoso: da bambino, infatti, veniva chiamato Toninho, ma fu la madre a trasformare quel nomignolo in “Toquinho”, notando i suoi primi passi di danza. Gli ha praticamente scelto il nome d’arte.

Le origini del cognome Pecci ci dicono molto sull’Italia: il nonno paterno era infatti originario di Toro, un piccolo centro del Molise, mentre la nonna paterna proveniva dalla Calabria; i nonni materni erano invece mantovani. I genitori di Toquinho erano brasiliani di nascita, ma cresciuti in Italia.

Toquinho, la carriera in Italia: come e quando è iniziata

Toquinho si avvicina al mondo della musica italiana alla fine degli anni Sessanta, quando lascia il Brasile anche per sfuggire al clima oppressivo della dittatura militare e approda in Europa insieme a Chico Buarque. È proprio qui che l’Italia diventa una seconda casa, una patria artistica, un luogo di incontri decisivi e collaborazioni che poi si trasformeranno in sodalizi duraturi nel tempo.

La sua prima incisione in Italia è datata 1969: suona nel disco “La vita, amico, è l’arte dell’incontro”, progetto di Sergio Endrigo con Vinícius de Moraes e Giuseppe Ungaretti che mette insieme poesia, canzoni e raffinati arrangiamenti. Inizia da qui a lavorare intensamente con Sergio Endrigo, Sergio Bardotti, Luis Bacalov e altri artisti italiani.

Nel corso degli anni Settanta, dopo un breve rientro in Brasile, Toquinho torna ancora una volta in Italia, dove lo raggiunge Vinícius de Moraes e dove moltiplica concerti, incisioni e collaborazioni, anche con Ornella Vanoni.

Toquinho, il successo e le collaborazioni con artisti italiani

Se c’è un tratto distintivo fortissimo nell’arte di Toquinho, sono le collaborazioni con gli artisti italiani: nel 1970 collabora con Ennio Morricone per l’album “Per un pugno di samba” di Chico Buarque, mettendo insieme bossa nova e arrangiamenti orchestrali.

Ma è il sodalizio con Ornella Vanoni a renderlo ancora più noto al grande pubblico. Per lei firma e interpreta “La voglia, la pazzia, l’incoscienza, l’allegria” (1976), brano che lui stesso ricorda come una delle interpretazioni femminili più riuscite della sua produzione e che resta un classico assoluto delle collaborazioni italo-brasiliane.

Nel 1983 arriva il successo di “Acquarello”, scritto con Maurizio Fabrizio e Guido Morra e accolto molto bene sia in Italia sia in Sudamerica, mentre negli anni Novanta Toquinho arriva al Festival di Sanremo cantando in portoghese “Ringrazio Dio” di Paola Turci e partecipa a tournée con Fred Bongusto, fino ai concerti dei primi Duemila insieme a Grazia Di Michele. Non è un caso se proprio Toquinho, per essenza e stile, negli anni sia stato spesso definito come un ponte tra l’Italia e il Brasile.

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