Ci sono due novità nel caso dell’angelo con il volto di Giorgia Meloni apparso nell’affresco di una cappella laterale della basilica di San Lorenzo in Lucina, a Roma. Primo: il viso del cherubino è stato cancellato per consentire un nuovo intervento di restauro. Fedeli e curiosi non potranno dunque più ammirare, con i propri occhi, l’incredibile e discussa somiglianza tra l’angioletto e la presidente del Consiglio.
Secondo: il restauratore – o, per meglio dire, il decoratore – Bruno Valentinetti ha finalmente ammesso che il volto dell’angelo era quello di Giorgia Meloni. I dubbi sul fatto che il sacrestano della basilica si fosse ispirato alla presidente del Consiglio, del resto, erano davvero pochi: l’evidente somiglianza era difficile da negare, persino per la stessa Curia. Proprio dal Vaticano, infatti, è arrivato l’ordine di coprire il dipinto e procedere a un nuovo restauro, fedele alla traccia originaria.
Si conclude così una vicenda che, tra ilarità e imbarazzo, ha tenuto banco da sabato scorso, quando il quotidiano Repubblica ha rivelato il restauro sospetto nella basilica di San Lorenzo in Lucina. Raggiunto fin da subito, l’autore dell’opera, il decoratore e sacrestano Bruno Valentinetti, aveva negato — seppur con il sorriso — di essersi ispirato alla premier. Oggi, finalmente, l’ammissione: “Va bene, era Meloni, ma sulla falsa riga del dipinto che c’era prima”.
La decisione di coprire il volto dell’angelo e avviare un nuovo restauro è stata presa definitivamente ieri dal cardinale Baldo Reina e da don Micheletti, rettore di San Lorenzo in Lucina e del Pantheon. La vicenda, d’altronde, aveva causato non poco imbarazzo in Vaticano.
Tra i due, nei giorni scorsi, non sono mancate frizioni, con Reina che aveva preso pubblicamente le distanze dalle dichiarazioni leggere rilasciate dal monsignore, il quale in un primo momento aveva minimizzato e ironizzato sul caso.
“Anche se la somiglianza è evidente, non ci trovo nulla di male”, aveva detto inizialmente Micheletti ai giornalisti, rincarando poi la dose con parole da molti giudicate inopportune: “Ho la chiesa piena di persone che vogliono vedere se l’angelo ha il volto della presidente, e per me è solo un bene”.
I lavori di restauro serviranno ora a ripristinare l’immagine originale dell’angelo. Negli ultimi giorni, su indicazione del ministro della Cultura Alessandro Giuli, la Soprintendenza speciale di Roma ha avviato ricerche d’archivio per individuare la documentazione del dipinto originario. Il raffronto con il materiale, peraltro, ha fugato gli ultimi dubbi: il volto dell’ultimo restauro del 2000 non somigliava neppure lontanamente a quello più recente, apparso invece fin troppo simile alla presidente Meloni.
La stessa Soprintendenza aveva poi fatto sapere che, nella comunicazione con cui la basilica aveva annunciato i lavori, era stato precisato come “iconografia e stile decorativo” sarebbero rimasti intatti. Cosa che, invece, non è accaduta.
Da qui la decisione di rimuovere l’angelo, anche se — come spiegato dal cardinale Baldo Reina — “dal punto di vista normativo il quadro sarebbe potuto rimanere lì 100 anni”. Le divisioni e le polemiche hanno suggerito di procedere diversamente.
Su richiesta del Vaticano, il restauratore volontario Bruno Valentinetti ha cancellato il volto assomigliante a quello di Giorgia Meloni dall'angelo della basilica romana di San Lorenzo in Lucina @ultimoranet https://t.co/wx33sKRTXu pic.twitter.com/0l63oNhHfV
— Ultimora.net (@ultimoranet) February 4, 2026
Rimangono, nella vicenda del restauro dell’angelo della cappella della basilica di San Lorenzo in Lucina, alcuni interrogativi. Innanzitutto sull’opportunità dell’affidamento del lavoro all’83enne Valentinetti, ma soprattutto su chi abbia finanziato l’intervento.
Su quest’ultimo punto, nei giorni scorsi sono emerse due versioni diverse. Il sacrestano, infatti, ha sempre raccontato di aver svolto il lavoro gratuitamente, per riconoscenza verso la Chiesa che lo ospita e gli garantisce vitto e alloggio.
Nei giorni scorsi, invece, il rettore della basilica, mons. Micheletti, ha parlato di fondi privati: “Abbiamo avuto sponsor, alcune associazioni e due fondazioni”. Due versioni discordanti sulle quali chi si interroga su come sia stato possibile un restauro così bizzarro attende ancora una risposta.
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