Giorgio Spada aveva 31 anni quando perse la vita sulla provinciale 223 a Gallipoli, in provincia di Lecce: era il 1 aprile 2024, il giorno di Pasquetta. La sua auto, una BMW, si scontrò con un albero, prima di ribaltarsi.
La famiglia, che non ha mai creduto all'ipotesi di un tragico incidente, aveva richiesto nuove indagini. Il giovane, che stava per diventare padre, aveva infatti confessato, poco tempo prima di morire, di temere per la propria incolumità.
A sette mesi dall'incidente, la Procura di Lecce aveva aperto un fascicolo per omicidio colposo contro ignoti. Un'indagine che, nei giorni scorsi, è stata archiviata dalla gip Tea Verderosa, come richiesto dal PM, nonostante l'opposizione avanzata dai familiari.
"Non ho parole: secondo noi molti elementi andavano approfonditi" sottolinea con profonda amarezza Raffaella Carretta, madre di Giorgio Spada, a TAG24.
"Alla luce di tutti gli atti d'indagine svolti, non vi sono elementi per poter ascrivere con certezza la responsabilità penale a soggetti terzi, ritenendo invece che si sia trattato di un incidente stradale autonomo" si legge sull'ordinanza di archiviazione del Tribunale di Lecce.
La famiglia di Giorgio Spada, assistita dall'avvocato Faenza Speranza, con la collaborazione della criminologa Isabel Martina, ha sempre sostenuto che il 31enne fosse stato inseguito da qualcuno al culmine di una lite. Per questo sarebbe uscito fuori strada.
In quel periodo il giovane stava attraversando un momento delicato, segnato da contrasti nella propria sfera sentimentale e personale: ai genitori, come da loro riferito, aveva raccontato di aver ricevuto delle minacce.
A marzo del 2025 il legale della famiglia aveva depositato una memoria integrativa d'indagine, sulla base di perizie effettuate sulla dinamica del sinistro e di alcune testimonianze raccolte, da cui erano emersi elementi definiti "sospetti".
Ad esempio, come dichiarato dall'avvocato Faenza in un'intervista a TAG24, nel luogo dell'incidente erano emersi segni di frenate di altri veicoli, in particolare di una moto.
Inoltre sul lato del passeggero erano presenti tracce ematiche, mentre Giorgio era in auto da solo. La famiglia aveva richiesto la riesumazione della salma, in modo che venisse effettuata un'autopsia, ipotizzando che potesse essere stato picchiato.
"Il corpo di mio figlio mi è stato restituito subito e non è stato effettuato alcun esame autoptico" sottolinea la madre.
Il dolore per la perdita di suo figlio è sempre vivo. "Io non mi fermerò mai. Nessuno della mia famiglia si arrenderà: né mio marito Sebastiano, né le mie figlie, sorelle di Giorgio" sottolinea Raffaella Carretta.
L'intento è quello di continuare a portare avanti la loro battaglia. "Ci sono ancora tante prove su cui indagare" afferma. "Per noi c'è un'altra verità: chiediamo giustizia per Giorgio".
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