Questa mattina, il Corriere della Sera ha pubblicato un sondaggio di Nando Pagnoncelli secondo il quale più alta sarà l'affluenza alle urne, maggiore sarà la possibilità che al referendum del 22 e del 23 marzo si imponga il Sì alla riforma Nordio.
L'istituto demoscopico ha anche fissato la soglia che segnerà questo risultato: si tratta del 46%.
In pratica, se almeno il 46% degli italiani andrà a votare, il Sì dovrebbe vincere, con buona pace di Gratteri, Travaglio, Schlein & compañeros.
E quindi: pur non essendo, quello che si celebrerà tra cinque settimane, un referendum che sarà valido solo con il raggiungimento del quorum del 50% più uno dei votanti, secondo l'ultimo sondaggio di Pagnoncelli, l'affluenza sarà comunque decisiva.
Più gente andrà a votare, maggiori saranno le possibilità per il Sì di imporsi.
Ma com'è la situazione ad oggi?
Come rilevato in altre analisi, in realtà, al di là della cerchia ristretta di chi segue costantemente la politica, il referendum non scalda granché i cuori degli italiani.
Solo il 10% si dichiara molto informato sui suoi contenuti. Il 36% abbastanza informato. Più della metà ammette di saperne poco o nulla.
Ma tant'è: per Pagnoncelli, "il tema centrale è evidente: è proprio quello della partecipazione al voto". Ad oggi, la vera incognita.
Solo il 36% si dichiara certo di recarsi alle urne. Mentre il 16% pensa che probabilmente lo farà. Di contro, quasi la metà, il 48%, ritiene certo o molto probabile che diserterà il voto.
A questo punto, Pagnoncelli ha disegnato tre scenari:
Il secondo scenario, però, sempre per Pagnoncelli, deriva dal fatto che, probabilmente, lo svilupparsi della campagna referendaria produca una maggiore mobilitazione e quindi una maggiore affluenza:
Il terzo scenario, infine:
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