Sarà il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a rappresentare l’Italia alla prima riunione del Board of Peace in programma domani – giovedì 19 febbraio – a Washington. L’annuncio è stato dato questa mattina dallo stesso titolare della Farnesina.
Dopo l’informativa di ieri alla Camera e lo scontro ad alta tensione con l’opposizione, Palazzo Chigi non arretra, e resta fermo nella sua intenzione di partecipare all’organismo promosso dal presidente Usa, Donald Trump, in veste di Paese osservatore.
La Costituzione impedisce all’Italia di far parte del Board, ma non vieta al governo di accettare l’invito della Casa Bianca a presenziare in vesti di ‘uditore’.
Ha difeso la scelta di presenziare come "Paese osservatore" alla prima riunione a Washington, motivandola come soluzione equilibrata e rispettosa dell'art. 11 della Costituzione, che impedisce un'adesione formale, per non restare ai margini di un processo chiave per la pace, la sicurezza mediterranea e la soluzione a due Stati.
Tajani ha chiarito che il ruolo di osservatore permette di partecipare alla discussione senza impegno vincolante o quote, distinguendosi da una membership piena; ha sottolineato l'assenza di alternative al piano USA e condannato annessioni in Cisgiordania, confermando il dialogo con Israele e Autorità Palestinese.
Su chi dovesse partecipare alla riunione, tuttavia, era rimasto un punto interrogativo poiché la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, stava valutando la possibilità di partecipare personalmente all’incontro. Stamattina poi l’annuncio di Tajani.
Ha confermato Tajani, parlando con i giornalisti al suo arrivo a Tirana, dove parteciperà alla riunione ministeriale sul Corridoio VIII.
Tajani ha poi ribadito quanto già detto ieri in Parlamento sulla necessità di partecipare al Board of Peace per Gaza.
Le opposizioni hanno criticato aspramente la decisione del governo italiano di partecipare al Board of Peace per Gaza. Hanno accusato Palazzo Chigi di subordinare la politica estera italiana a Trump e agli USA, definendolo uno "strappo" ai principi costituzionali (art. 11) e un "attacco all'ONU", con autocrati come Ungheria e Argentina.
#BoardOfPeace, #Fratoianni (#Avs): "Da #Tajani parole vuote e senza coraggio su #Gaza e #Cisgiordania. 70mila morti, 20mila bambini, colonie e annessioni. L’Italia non sia nel comitato d’affari di Trump. Basta ipocrisia" pic.twitter.com/0Z9XUDAGOt
— Tag24.it (@Tag24news) February 17, 2026
Il governo di Orban è, infatti, l’unico tra i 27 stati Ue ad aver aderito come membro al Board di Trump.
Anche l’UE ha confermato la sua partecipazione come osservatore. La commissaria UE Dubravka Suica interverrà alla riunione del 19 febbraio a Washington sulla parte dedicata a Gaza, come confermato dal portavoce della Commissione Guillaume Mercier.
Un no a Trump è arrivato invece dalla Santa Sede che non parteciperà né come membro né come osservatore.
Il cardinale Pietro Parolin ha chiarito che il Vaticano declina l'invito ricevuto, data la "particolare natura" sua, distinta da quella degli Stati, e ha espresso perplessità su alcuni punti critici del board.
Nello specifico, Parolin ha sottolineato il fatto che le crisi internazionali debbano essere gestite principalmente dalle Nazioni Unite.
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