Sergio Mattarella ha presieduto questa mattina, a sorpresa, il plenum del Consiglio superiore della magistratura. “Sono consapevole che non è consueta la presenza del Presidente della Repubblica ai lavori ordinari del Consiglio”, ha dichiarato il Capo dello Stato.
“Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare il rilievo costituzionale del Csm, e soprattutto l’esigenza di ribadire il rispetto che deve essere nutrito e manifestato, in particolare da parte delle altre istituzioni, nei confronti di questa istituzione”.
“Come Presidente della Repubblica – ancor più che come Presidente del Csm – avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole in ogni momento e in qualsiasi circostanza, nell’interesse della Repubblica”, ha poi concluso Mattarella.
Nel suo breve intervento, il Capo dello Stato ha tenuto a precisare che la difesa del rispetto per il Consiglio superiore della magistratura non implica l’impossibilità di criticarne l’operato. Il Csm, ha spiegato, “non è esente nel suo funzionamento da difetti, lacune ed errori” e nei suoi confronti “non sono ovviamente precluse critiche”.
Anche perché, ha sottolineato il Presidente, “difetti, lacune ed errori” si riscontrano anche nelle altre istituzioni della Repubblica, anch’esse legittimamente oggetto di critica.
Il Presidente Mattarella è intervenuto durante l’Assemblea Plenaria del Consiglio Superiore della Magistratura pic.twitter.com/1RFX6Z1rU2
— Quirinale (@Quirinale) February 18, 2026
"Apprezziamo e condividiamo totalmente l'esortazione del Presidente della Repubblica il quale, da custode della Costituzione, avverte l'esigenza di un rispetto vicendevole tra istituzioni, specie in un momento in cui i toni del confronto politico tendono ad esacerbarsi" ha commentato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio.
"Faremo la nostra parte nel mantenere la dialettica referendaria nei limiti di una contrapposizione sana, pacata e rispettosa, seppur nel convinto sostegno delle nostre ragioni", ha poi assicurato.
Nei suoi undici anni di mandato, Mattarella non aveva mai presieduto una riunione ordinaria del Csm, come egli stesso ha ricordato. La decisione di guidare oggi i lavori assume dunque un significato inequivocabile: la necessità di porre un argine al livello di scontro che, in un crescendo negli ultimi giorni, ha visto contrapporsi politica e magistratura.
Il motivo è, evidentemente, la riforma sulla separazione delle carriere. A un mese dal referendum – chiamato a confermare o respingere la proposta Nordio – i toni si sono ulteriormente inaspriti, con scambi di accuse particolarmente dure tra le parti e un progressivo svilimento del confronto istituzionale, sfociato in veri e propri tentativi di delegittimazione.
L’ultimo affondo è arrivato ieri dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni che, in un video pubblicato sui social, è tornata ad attaccare i “magistrati politicizzati”, accusati di “ostacolare il governo impegnato a contrastare l’immigrazione illegale di massa”. Un riferimento, in realtà, non nuovo, ma rilanciato con frequenza dall’Esecutivo, soprattutto sui temi del contrasto all’immigrazione irregolare e della sicurezza urbana.
Un’ennesima bordata che, già nella giornata di ieri, sarebbe stata seguita “con preoccupata attenzione” dal presidente della Repubblica, secondo quanto trapelato dal Quirinale. Non a caso, nella giornata di ieri, anche il vicepremier Salvini ha invitato politica e magistratura ad abbassare i toni e a “evitare aggettivi, attacchi e insulti”.
L’uscita della presidente del Consiglio è stata tuttavia solo l’ultima in ordine di tempo. Da giorni, infatti, protagonista dello scontro con la magistratura è lo stesso Guardasigilli, Carlo Nordio. Proprio il ministro aveva parlato di un sistema “paramafioso” all’interno del Consiglio superiore della magistratura, suscitando l’indignazione della magistratura e delle opposizioni.
Parole fuori misura sono arrivate anche da Nicola Gratteri, noto magistrato antimafia e procuratore di Napoli. In un’intervista, Gratteri ha affermato che al prossimo referendum sulla giustizia voteranno no “le persone perbene”, mentre voteranno sì “indagati e poteri deviati”.
Anche in questo caso le dichiarazioni – per le quali Gratteri ha rifiutato di scusarsi – hanno scatenato una fortissima polemica, attenuatasi solo con il successivo intervento del ministro Nordio e con le sue parole sul presunto sistema “paramafioso” del Csm.
Due esempi, dunque, che aiutano a comprendere quanto il livello del dibattito sia attualmente distante dai contenuti del referendum, impostato invece da entrambe le parti sulla logica dello scontro totale, e che rendono chiara la scelta del Presidente della Repubblica oggi. Non si tratta di una presa di posizione a favore del sì o del no al referendum, bensì di una scelta istituzionale, volta anzitutto a tutelare l’onorabilità del Csm come organo costituzionale, presieduto peraltro dallo stesso Capo dello Stato.
Un aspetto che Nordio sembra aver sottovalutato nel suo attacco dello scorso giorno, o forse volutamente ignorato. Resta da vedere se le parti accoglieranno l’invito a rientrare nei ranghi e a moderare i toni: l’auspicio è che ciò avvenga, altrimenti il clima potrà solo peggiorare, con conseguenze preoccupanti.
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