18 Feb, 2026 - 15:20

Referendum, il governo teme il voto politico? La parola d’ordine è disinnescare la trappola della sinistra

Referendum, il governo teme il voto politico? La parola d’ordine è disinnescare la trappola della sinistra

Il referendum comincia a preoccupare il governo? Forse, più dell’esito in sé, a inquietare la maggioranza è il rischio di un’eccessiva politicizzazione del Sì. Il punto cruciale, infatti, non sarà soltanto chi vincerà, ma con quali percentuali e quale margine separerà il Sì dal No.

Forse è anche per questo che nel centrodestra si moltiplicano gli appelli ad abbassare i toni e a disinnescare quella che viene considerata la “trappola” del voto contro il governo. 

Le parole del leader della Lega, Matteo Salvini, che ha invitato ad abbassare il livello dello scontro politico — salito alle stelle dopo il botta e risposta tra il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il procuratore di Napoli Nicola Gratteri — inducono a pensare che nella maggioranza siano in corso riflessioni su come presentare il referendum agli elettori per limitare le ripercussioni sul piano politico in caso di sconfitta o di vittoria di misura del “Sì”.

Referendum, la strategia del centrodestra: evitare il voto politico

Politicizzare la consultazione non conviene al centrodestra, che deve evitare di cadere nella strategia dell’opposizione: trasformare il voto di marzo in un giudizio sull’operato dell’esecutivo, a ridosso dell’avvio della campagna per le Politiche del 2027.

Moderazione sembra dunque la parola d’ordine emersa nelle ultime ore tra gli esponenti del governo. Dopo le polemiche roventi scaturite dalle dichiarazioni del procuratore antimafia Gratteri e dalla replica del ministro Nordio, ieri Salvini ha lanciato un appello alla calma.

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“Nella campagna referendaria “vedo molto nervosismo a sinistra e in certi ambienti della magistratura. Io spero che nel mese che ci separa dal voto si parli del merito”,

ha dichiarato Salvini che poi si è rivolto anche al ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha parlato di un “sistema para-mafioso” al Csm. 

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“Come ho commentato le parole di Gratteri, commento anche quelle di Nordio. Evitiamo aggettivi, attacchi e insulti e parliamo del merito. Gli italiani non voteranno pro o contro Salvini, Nordio, Gratteri, il governo, la Schlein. Conto che tutti abbiano toni più tranquilli”, 

ha concluso il segretario della Lega.

Invito ad abbassare i toni è arrivato anche dall’altro vicepremier, Antonio Tajani, che ha sottolineato che non serve fare polemica, ma occorre “entrare nei contenuti di questa riforma” perché “i cittadini italiani devono scegliere sui contenuti e noi dobbiamo spiegare i contenuti di questa riforma”.

Il ministro agli Affari europei e del Pnrr, Tommaso Foti, ha evidenziato i tentativi della sinistra di trasformare la consultazione in programma il 22 e 23 marzo in un ‘antipasto delle politiche’.

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''Il referendum è un istituto di democrazia diretta. Pare invece che sia diventato un istituto di democrazia rappresentativa perché qualcuno lo sta trasformando nell'antipasto delle elezioni politiche. Non penso che sia la strada migliore per un referendum.”

Intanto, lo scorso fine settimana la direzione di FdI aveva approvato un ordine del giorno in cui si ribadiva la necessità di non politicizzare lo scontro sul referendum.

Il centrosinistra punta al “referendum contro il governo”

Sul fronte opposto, il centrosinistra non nasconde di considerare il referendum un passaggio dal chiaro valore politico. Le dichiarazioni dei leader sono orientate a leggere la consultazione come un test sull’esecutivo.

La partita si gioca su più livelli e il centrosinistra sembra voler puntare proprio sulla dimensione politica del voto. Non conta soltanto l’eventuale vittoria del Sì — che i sondaggi danno in vantaggio — ma soprattutto la sua ampiezza. Un successo di misura, infatti, potrebbe incrinare l’immagine di solidità del governo.

Ne è consapevole anche Schlein che, intervenendo a “DiMartedì”, il programma condotto da Giovanni Floris su La7, ha osservato: «Se il centrodestra dovesse perdere, qualche problema ci sarà».
Alla domanda se una vittoria del No dovrebbe portare alle dimissioni della premier, la leader dem ha risposto: 

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“Noi la batteremo alle prossime elezioni politiche, e stiamo facendo sul merito della riforma per cercare di spiegare perché è sbagliata. 

Ha detto Elly Schlein che poi ha aggiunto:

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“Senza dubbio se vince il sì, Meloni lo rivendicherà come una grande vittoria, se lo perdono qualche problema dentro la maggioranza ci sarà.

 

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