Il referendum comincia a preoccupare il governo? Forse, più dell’esito in sé, a inquietare la maggioranza è il rischio di un’eccessiva politicizzazione del Sì. Il punto cruciale, infatti, non sarà soltanto chi vincerà, ma con quali percentuali e quale margine separerà il Sì dal No.
Forse è anche per questo che nel centrodestra si moltiplicano gli appelli ad abbassare i toni e a disinnescare quella che viene considerata la “trappola” del voto contro il governo.
Le parole del leader della Lega, Matteo Salvini, che ha invitato ad abbassare il livello dello scontro politico — salito alle stelle dopo il botta e risposta tra il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il procuratore di Napoli Nicola Gratteri — inducono a pensare che nella maggioranza siano in corso riflessioni su come presentare il referendum agli elettori per limitare le ripercussioni sul piano politico in caso di sconfitta o di vittoria di misura del “Sì”.
Politicizzare la consultazione non conviene al centrodestra, che deve evitare di cadere nella strategia dell’opposizione: trasformare il voto di marzo in un giudizio sull’operato dell’esecutivo, a ridosso dell’avvio della campagna per le Politiche del 2027.
Moderazione sembra dunque la parola d’ordine emersa nelle ultime ore tra gli esponenti del governo. Dopo le polemiche roventi scaturite dalle dichiarazioni del procuratore antimafia Gratteri e dalla replica del ministro Nordio, ieri Salvini ha lanciato un appello alla calma.
ha dichiarato Salvini che poi si è rivolto anche al ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha parlato di un “sistema para-mafioso” al Csm.
ha concluso il segretario della Lega.
Invito ad abbassare i toni è arrivato anche dall’altro vicepremier, Antonio Tajani, che ha sottolineato che non serve fare polemica, ma occorre “entrare nei contenuti di questa riforma” perché “i cittadini italiani devono scegliere sui contenuti e noi dobbiamo spiegare i contenuti di questa riforma”.
Il ministro agli Affari europei e del Pnrr, Tommaso Foti, ha evidenziato i tentativi della sinistra di trasformare la consultazione in programma il 22 e 23 marzo in un ‘antipasto delle politiche’.
Intanto, lo scorso fine settimana la direzione di FdI aveva approvato un ordine del giorno in cui si ribadiva la necessità di non politicizzare lo scontro sul referendum.
Sul fronte opposto, il centrosinistra non nasconde di considerare il referendum un passaggio dal chiaro valore politico. Le dichiarazioni dei leader sono orientate a leggere la consultazione come un test sull’esecutivo.
La partita si gioca su più livelli e il centrosinistra sembra voler puntare proprio sulla dimensione politica del voto. Non conta soltanto l’eventuale vittoria del Sì — che i sondaggi danno in vantaggio — ma soprattutto la sua ampiezza. Un successo di misura, infatti, potrebbe incrinare l’immagine di solidità del governo.
Ne è consapevole anche Schlein che, intervenendo a “DiMartedì”, il programma condotto da Giovanni Floris su La7, ha osservato: «Se il centrodestra dovesse perdere, qualche problema ci sarà».
Alla domanda se una vittoria del No dovrebbe portare alle dimissioni della premier, la leader dem ha risposto:
Ha detto Elly Schlein che poi ha aggiunto:
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