Una stanza di pelle. Emerald Fennell nel film “Cime Tempestose” ci accoglie così, per bocca di Edgar Linton, attraverso gli occhi di Catherine a Thrushcross Grange. È un elemento visivo disturbante e affascinante, questo, tra i più incisivi del suo adattamento. Un ventre rosa carne, pulsante e rivestito con dettagli che riprendono la pelle della protagonista. E le pareti sembrano anche sudare, brillare come carne viva tra le sue vene bluastre.
È lì che incontriamo la “nuova” Cathy. Una donna educata e sposata, ben incastrata nel mondo elegante dei Linton: una signora che, non appena arriva, è una superficie e un oggetto da abitare. Perché proprio pelle?
Solo più avanti, tra carezze, graffi e persino leccate di Heathcliff sulle pareti, lo spettatore intuisce che quella stanza potrebbe dirci qualcosa sul possesso del corpo femminile, sull’ossessione amorosa e sulla trasformazione di Cathy.
Ma come l'hanno realizzata? Per creare la stanza, il team guidato dalla production designer Suzie Davies ha stampato una foto del braccio di Margot Robbie su tessuto, poi l’ha imbottito e ricoperto di lattice. Sono stati ottenuti così dei pannelli murali elastici, lucidi e quasi sudati, che ci danno proprio l’impressione tattile di una pelle giovane e perfetta.
Sulle superfici si distinguono i dettagli minuziosi delle vene bluastre, dei nei e delle piccole lentiggini. È evidente persino il piccolo neo del viso replicato sulle pareti, citato da Edgar Linton all'arrivo di Cathy.
Le tende e gli elementi di arredo, poi, hanno anche dettagli come ciocche di capelli della stessa tonalità bionda del personaggio. Inquadrata dall’alto nel finale, vediamo che nella stanza c'è addirittura un grande tappeto che riprende le venature sottopelle. Insomma, l’effetto è quello di un interno totalmente “dermatologico”.
Emerald Fennell ha spiegato al New York Times che la stanza di pelle è pensata come una rappresentazione visiva di cosa significhi essere “resa moglie”: essere trasformata in oggetto di bellezza, in pezzo da esposizione, in trofeo da contemplare. Non si era una persona da ascoltare, a quei tempi.
A un primo sguardo è solo una bellissima camera rosa, perfetta e patinata, apparentemente rassicurante. Poi, se ci si avvicina, emergono vene, nei, nervi, accenni di sudore. Tutto è simbolico. Un matrimonio borghese sembra sempre perfetto e nasconde un controllo pervasivo sul corpo e sull'identità della donna: temi presenti anche nella letteratura da cui nasce il romanzo.
Edgar Linton, seppur con aria amorevole, fa costruire una stanza modellata sulla pelle della moglie, ma in realtà la “assorbe” nelle mura domestiche: Cathy non abita la casa, lei è la casa, è ridotta a superficie decorativa. Heathcliff poi la può accarezzare, la può violare, e proietta su quelle pareti che lecca e in cui indisturbato entra il desiderio e la frustrazione per un corpo che non può possedere liberamente.
Fennell ha un linguaggio gotico: questo è evidente in tutto il film. È naturale, quindi, che le case siano organismi inquietanti e viventi. Tutto è pieno di mani, capelli, frammenti corporei.
Thrushcross Grange è rappresentata così perché vuole essere un’estensione fisica della prigionia emotiva di Cathy. La protagonista passa dalla libertà rude della brughiera a una gabbia di lusso che è però rivestita della propria pelle. La skin room amplifica un tema già presente in Brontë: la donna intrappolata nel ruolo sociale di moglie.
Fennell non ci spiega molto con la sceneggiatura da questo punto di vista, è vero, motivo per cui è stata anche ampiamente criticata. Tuttavia, è evidente che la regista preferisca farci riflettere e interpretare attraverso l'impatto visivo, quindi non spiegando a parole. La tensione del messaggio è direttamente proiettata nelle immagini viscerali.
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