20 Feb, 2026 - 10:35

Travaglio attacca Meloni per le sentenze che critica: "Prima dovrebbe leggerle"

Travaglio attacca Meloni per le sentenze che critica: "Prima dovrebbe leggerle"

Per una celebre massima di Luigi Einaudi, bisogna conoscere per deliberare. 

Ma, secondo Marco Travaglio, questa regola non è stata seguita da Giorgia Meloni, la quale non conosce nemmeno le sentenze che ha criticato in questi giorni.

Anzi, non ha letto nemmeno la riforma Nordio in nome della quale si è scagliata contro quei pronunciamenti.

Nel suo editoriale pubblicato in prima pagina sul Fatto Quotidiano, Travaglio scrive:

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Ogni giorno Giorgia Meloni pesca una sentenza senza leggerla e ce la spiega per convincerci a votare Sì alla sua riforma che non ha letto o non ha capito. Altrimenti non la spaccerebbe per un farmaco miracoloso che imporrà ai magistrati di decidere come vuole lei, visto che per farlo non le basterebbe riformare sette articoli della Costituzione: dovrebbe proprio abolirla

Beh, stando così le cose, a dire dello stesso Travaglio, allora la riforma Nordio non è così malvagia, non mette in pericolo la nostra democrazia, non sottopone i giudici alla politica...

Travaglio contro Meloni: "Dovrebbe leggere le sentenze che critica"

Per il direttore del Fatto Marco Travaglio, la premier Giorgia Meloni dovrebbe almeno sapere ciò di cui parla, altrimenti la necessità che si fa impellente è quella di "separare le balle" anziché le carriere dei magistrati.

Sono due le sentenze che, secondo lui, il presidente del Consiglio critica a sproposito.

La prima è quella di Redouane Laaleg, l'algerino condannato 23 volte, ma mai rimpatriato. Anzi, a cui è stato riconosciuto il diritto di essere risarcito con 700 euro.

Di chi è la colpa? Secondo Travaglio, non di un giudice, bensì del Ministero dell'Interno:

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Nessun giudice ha vietato di espellerlo: è il governo che non lo espelle, un po' perché il regime alleato di Algeri non collabora, un po' perché gli incapaci del Viminale, anziché rispedirlo in Algeria, gli hanno comunicato il trasferimento a Brindisi e poi, con l'inganno, l'hanno portato nel centro vuoto in Albania. E non gli hanno nemmeno notificato la misura. Così, l'avvocato ha chiesto e ottenuto la condanna del governo inetto a pagargli 700 euro di danni

Tutto normale, insomma.

Il caso della SeaWatch

L'altro caso di sentenza criticata ma nemmeno letta da Meloni, per Travaglio, è quella della SeaWatch. Si parla del sequestro della nave capitanata da Carola Rackete che nel 2019 salvò dei migranti e poi irruppe in porto contro il divieto del Viminale speronando una motovedetta della Guardia di Finanza:

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La sentenza si occupa di ciò che accadde dopo, il fermo amministrativo della nave. E non dice affatto che fosse illegittimo. SeaWatch ricorse alla Prefettura di Agrigento che, anziché replicare entro dieci giorni come impone la legge confermando o revocando il fermo, non rispose niente. Quei dieci giorni di silenzio-assenso resero nullo il fermo, ma la nave restò bloccata altri due mesi. Quindi il giudice ha dovuto risarcire SeaWatch per i 60 giorni di fermo illegale, che sarebbe stato legale se il prefetto l'avesse ribadito...

Conclusione: un altro errore del Viminale che ci costa 90 mila euro, a meno che il verdetto non sia impugnato e ribaltato in secondo grado. Un altro errore del governo, non delle toghe.

"Fra l'altro - annota Travaglio in conclusione - nelle cause civili ci sono i giudici, non i pm: la separazione delle carriere non c'entra una mazza..."

Giorgia Meloni dovrebbe conoscere non solo prima di deliberare, ma anche prima di scatenarsi sui social. 

 

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