Radio Radicale, emittente storica legata al Partito Radicale, rischia la chiusura entro breve a causa del dimezzamento dei finanziamenti pubblici deciso dalla Camera dei Deputati nel decreto Milleproroghe.
I sindacati hanno avvertito che gli stipendi di febbraio non saranno pagati, lanciando un appello urgente a governo e Parlamento per salvare un servizio essenziale per la democrazia italiana.
Il Senato potrebbe ancora intervenire, ma la situazione, ad oggi, è critica.
La Camera ha approvato un emendamento che assegna all'emittente solo 4 milioni di euro per il 2026 per la trasmissione delle sedute parlamentari, contro gli 8 milioni degli anni precedenti.
Questo taglio, unito ai 3,8 milioni già previsti dalla legge sull'editoria, non basta a coprire i costi: i sindacati (Cdr, Snater e Cgil) denunciano che "in assenza di ulteriori accordi, la chiusura è inevitabile in tempi brevi".
L'amministrazione ha confermato il ritardo negli stipendi di febbraio, e la Fnsi con l'Associazione Stampa Romana ha definito il dimezzamento "un rischio per la sopravvivenza dell'emittente".
Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva promesso un emendamento per i 2 milioni sulla digitalizzazione dell'archivio storico, ma il finanziamento principale per le dirette parlamentari è rimasto escluso dalla Manovra di fine 2025.
L'emendamento prevede accordi diretti con Camera e Senato, ma senza interventi rapidi.
Radio Radicale – che dipende quasi interamente da fondi pubblici – non potrà proseguire.
I lavoratori resteranno a fare il proprio lavoro "finché possibile", ma il tempo stringe.
Fondata tra fine 1975 e inizio 1976 da militanti radicali in un appartamento romano in via di Villa Pamphili, Radio Radicale nacque come radio libera dopo la sentenza 202 della Corte Costituzionale, trasmettendo inizialmente da Roma, Torino, Firenze e Napoli.
Nel 1979, divenne rete nazionale, diretta da figure come Paolo Vigevano, con dirette integrali da Parlamento, tribunali e congressi, senza tagli né censure.
Oggi è proprietà dell'Associazione Politica Lista Marco Pannella, erede del leader radicale Marco Pannella.
Radio Radicale rappresenta un pilastro della politica italiana in quanto è l'unica emittente privata che svolge un servizio pubblico, trasmettendo in diretta sedute parlamentari e di commissioni al fine di "conoscere per deliberare", come da motto di Luigi Einaudi.
Il suo archivio storico documenta 50 anni di storia istituzionale, con tanto di rassegna stampa, con apprezzamento bipartisan nonostante le origini radicali su diritti civili, giustizia e liberalismo.
Non è la prima volta che rischia la chiusura: nel 1986, fu salvata dalle proteste popolari che si mossero con "Radio Parolaccia". La sua perdita sarebbe davvero un grave danno per la nostra democrazia.
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