25 Feb, 2026 - 13:23

Giustizia, Bandecchi sostiene il Sì: “Una riforma giusta che interessa tutti”

Giustizia, Bandecchi sostiene il Sì: “Una riforma giusta che interessa tutti”

Anche Dimensione, partito di Stefano Bandecchi, sindaco e presidente della Provincia di Terni, scende in campo per il Sì alla riforma della Giustizia. “Il sistema giustizia non funziona”, ha spiegato lo stesso Bandecchi, “e questo non è un tema di Giorgia Meloni o di una parte politica, ma riguarda tutti i cittadini e le imprese”.

Già in passato, il leader di Dimensione aveva sottolineato la politicizzazione della magistratura e le distorsioni del sistema causate dal peso delle correnti.

Il sindaco di Terni per il Sì al referendum

Stefano Bandecchi ha spiegato le ragioni del suo favore alla riforma in un’intervista pubblicata oggi su Il Giornale. “Il sistema giustizia non funziona, è squilibrato nel rapporto tra accusa e difesa, è in mano a correnti politicizzate”, ha dichiarato il sindaco di Terni, ricordando come questa riforma non appartenga solo a Giorgia Meloni e all’attuale maggioranza di governo, ma a “tutti i cittadini e le imprese”.

“Della separazione delle carriere si discute da trent’anni, la chiedeva Giovanni Falcone nel 1991”, ha poi  ricordato Bandecchi, rievocando poi come il caso Luca Palamara, con lo “scandalo delle progressioni di carriera e delle nomine al Csm”, abbia definitivamente confermato la necessità di una riforma.

Anche perché, ha sottolineato il leader di Dimensione, “Nel mondo della giustizia ci sono molti problemi da risolvere: questo referendum è la risposta giusta ad alcuni di essi”.

Bandecchi: “Decine di amministratori rovinati”

L’esperienza da amministratore, sindaco di Terni dal 2023 e presidente dell’omonima Provincia dal 2025, rafforza per Stefano Bandecchi la necessità di una riforma. È importante votare sì, ha spiegato il sindaco, “per avere la certezza di una magistratura libera, che non debba sottostare ai giochi delle correnti e non sostenga ideologie o schieramenti politici”.

Le distorsioni causate dalle correnti della magistratura, secondo Bandecchi, incidono particolarmente sulla vita di amministratori e politici: “decine di processi ad amministratori finiti nel nulla, ma con carriere e vite distrutte”, ha ricordato, a causa di “specifici procedimenti che hanno una chiara valenza politica più che giuridica”.

L’appello al Governo del leader di Dimensione

Il referendum sulla separazione delle carriere è, per Stefano Bandecchi, solo il primo passo per garantire una giustizia davvero giusta. Secondo il leader di Dimensione, infatti, serve una riforma organica che intervenga anzitutto sulla velocità e sull’efficienza dei processi:

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“È incivile tenere i cittadini sotto processo o imbrigliati in cause che durano all’infinito. Oggi, in un’Italia per metà giustizialista, basta un avviso di garanzia per rovinare la vita di persone e aziende: perdita di credibilità, problemi con le banche, tensioni familiari, fallimenti.”


Oltre alla riforma, Bandecchi ha auspicato soprattutto maggiori investimenti nel settore della giustizia, i cui tempi lunghi sono in gran parte determinati dalla carenza di personale: “senza l’assunzione del necessario numero di magistrati e cancellieri, nessuna riforma consentirà di abbattere l’arretrato e garantire processi di durata equa”. Un fronte, questo, sul quale Bandecchi invita il Governo a fare di più: “Il governo deve impegnarsi anche sul piano del personale e dei mezzi tecnici”.

La critica alle opposizioni

Nell’intervista, Stefano Bandecchi riserva poi una riflessione all’atteggiamento delle opposizioni. “È vergognoso ciò che sta accadendo: dal Partito Democratico e dalla sinistra ho ascoltato decine di bufale”, spiega il sindaco di Terni, elencando le affermazioni del campo largo e di una parte della magistratura: “Da un importante procuratore che attribuisce a Giovanni Falcone una posizione contraria alla separazione delle carriere, circostanza falsa, agli allarmi sul presunto rischio di sottoporre i magistrati alla politica e al governo, fino al pericolo per la democrazia”.

“Manca solo l’invasione delle cavallette e il quadro è completo”, la conclusione del leader di Dimensione.

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