26 Feb, 2026 - 15:58

Rider e caporalato, il centrodestra non parla mentre la sinistra incalza

Rider e caporalato, il centrodestra non parla mentre la sinistra incalza

Si intensifica l’attenzione della magistratura sul fenomeno del caporalato nel settore del food delivery, gestito dalle piattaforme.

Dopo Foodinho-Glovo, la Procura di Milano ha posto sotto controllo giudiziario anche Deliveroo Italia. L’accusa è pesantissima: caporalato e sfruttamento digitale per l’impiego di migliaia di lavoratori — 20mila per Deliveroo, 40mila per Glovo — pagati meno di 4 euro all’ora, ben al di sotto della soglia minima, con retribuzioni “non proporzionate né alla quantità del lavoro né alla qualità”, in violazione dell’articolo 36 della Costituzione e delle soglie previste dalla contrattazione collettiva.

Sotto la lente dei magistrati c’è anche l’inquadramento contrattuale: sebbene formalmente qualificati come lavoratori autonomi, i rider sarebbero di fatto impiegati come lavoratori dipendenti, con prestazioni organizzate e gestite direttamente dalla piattaforma attraverso l’algoritmo.

Nel mirino anche le aziende clienti

Oltre a disporre il controllo giudiziario anche su Deliveroo, i pm di Milano stanno ampliando lo sguardo alle società clienti delle piattaforme: Carrefour, McDonald’s, Burger King, Esselunga, solo per fare alcuni nomi. A queste società è stato chiesto di condividere con i magistrati le informazioni sui propri modelli organizzativi e sui sistemi di presidio e controllo.

Il sospetto è chiaro: gli inquirenti intendono indagare l’eventuale responsabilità anche delle società clienti, che potrebbero aver tratto vantaggio dal sistema di sfruttamento imposto dalle piattaforme. O è possibile che nessuna di queste fosse a conoscenza delle condizioni di sfruttamento dei lavoratori del delivery?

Nessun commento da parte di Meloni

E la politica? L’accelerazione delle indagini giudiziarie italiane contro le piattaforme di delivery, con il commissariamento di Glovo e Deliveroo, ha acceso il dibattito italiano, ma non altrettanto quello politico - o, almeno, non nella misura che uno scandalo di tali proporzioni forse meriterebbe.

Da parte della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, non è ancora arrivato alcun commento, nonostante le ripetute richieste dei sindacati e delle opposizioni. Da inizio febbraio – con il controllo giudiziario su Glovo - Meloni ha preferito, soprattutto sui suoi canali social, attenersi alla propria agenda istituzionale, concedendosi pochi fuori programma. Come quello, ad esempio, in cui ha manifestato solidarietà al comico Andrea Pucci dopo il passo indietro da Sanremo.

Con lei, neanche gli altri leader ed esponenti del centrodestra hanno preso posizione sull’inchiesta giudiziaria.

Le parole della ministra Calderone

Per il governo si è espressa solo la ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone, che ha rivendicato l’impegno messo in campo dall’esecutivo nel contrasto al caporalato tra i lavoratori delle piattaforme digitali. 

“Sono state promosse norme per migliorare le condizioni di lavoro dei prestatori di attività lavorativa tramite piattaforme digitali, proprio per contrastare i fenomeni di caporalato digitale e di somministrazione illecita in favore dei lavoratori stranieri, vittime di intermediazione e sfruttamento del lavoro”, ha spiegato Calderone, ricordando come “i lavoratori che denunciano la loro condizione ottengono un permesso di soggiorno per casi speciali”.

La ministra ha poi richiamato l’impegno ad assicurare il coordinamento tra Ispettorato nazionale del Lavoro, Inps e forze dell’ordine per rafforzare i controlli.

Pd e CGIL chiedono la legge sul salario minimo

Un’attenzione, quella rivendicata dalla ministra Calderone a nome dell’esecutivo, che non è tuttavia ritenuta sufficiente dalle opposizioni.

“La decisione della Procura di disporre il controllo giudiziario per Deliveroo, dopo il caso Glovo, è un fatto gravissimo che non può lasciare indifferenti”, ha i detto il senatore Antonio Misiani, responsabile Economia del Partito Democratico.

“Il lavoro della magistratura e l’azione degli organi ispettivi sono molto importanti, ma le istituzioni non possono limitarsi a rincorrere le emergenze giudiziarie. Serve una risposta politica chiara e strutturale”, ha scritto Misiani, invitando il governo a mettere da parte “i suoi pregiudizi ideologici”. Secondo il senatore, sono due le strade da seguire: l’approvazione della legge sul salario minimo e il rafforzamento delle tutele per il lavoro tramite piattaforma, oltre al potenziamento dei controlli.

Anche Maurizio Landini, segretario generale della CGIL, ha rivendicato la necessità di una legge sul salario minimo.

AVS denuncia l’assenza del Governo

“Questo non è lavoro autonomo, è schiavismo”, ha scritto sui social Angelo Bonelli, leader di Alleanza Verdi e Sinistra, chiedendo anche lui la riapertura della discussione sul salario minimo.

“Il governo continua a dire no al salario minimo, mentre migliaia di rider restano intrappolati in paghe indecenti. Senza una soglia legale, migliaia di persone restano esposte a retribuzioni inadeguate e a modelli che trasferiscono tutto il rischio su chi lavora. È una scelta politica di un governo contro i lavoratori”, ha aggiunto Bonelli, sottolineando l’assenza dell’esecutivo e della politica “nel contrastare queste forme di neoschiavismo lavorativo”.

“Ai lavoratori schiavizzati di Glovo chi ha reso un po’ di giustizia? Giorgia Meloni? Il governo? La politica? No, è stata la magistratura. Meloni, abbi pazienza: i giudici non devono remare a favore del governo o contro, devono applicare e rispettare la legge”, ha scritto invece sui social Nicola Fratoianni.

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