Nell’impianto della nuova legge elettorale elaborata dal centrodestra, già ribattezzata “Stabilicum”, mancano due pilastri da sempre cari alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: l’indicazione del candidato premier sulla scheda – una sorta di premierato senza riforma costituzionale – e, soprattutto, il ritorno alle preferenze.
Un punto, su quest'ultimo, su cui Meloni ha insistito nel corso di tutta la sua carriera politica e su cui ora non ha intenzione di mollare: per questo Fratelli d'Italia ha annunciato l'intenzione di portare la battaglia per le preferenze in Parlamento, presentando un emendamento su cui trovare quella maggioranza che non è stata trovata all'interno della coalizione di Governo. Tradotto: il ripristino delle preferenze potrebbe essere portato a casa anche con il contributo del centrosinistra.
L’ipotesi che le forze del campo largo possano decidere di collaborare con Meloni su questo punto, almeno allo stato attuale, appare decisamente remota. Il centrosinistra ha infatti tutto l’interesse a mantenere alto il livello di contrapposizione con la maggioranza di governo, quantomeno fino al referendum sulla giustizia.
Nei giorni successivi all’annuncio dell’intesa tra i partiti di centrodestra sul testo della nuova legge elettorale, le opposizioni hanno inoltre sottolineato come l’esecutivo non abbia finora avviato alcun tentativo di mediazione, scegliendo invece di procedere in autonomia. Tanto che il presidente del Movimento 5 Stelle ha definito la nuova legge una “Legge Truffa”. Da qui l’inasprimento dello scontro, l’innalzamento delle barricate e la chiusura a una possibile collaborazione.
Superata questa fase di tensione, con l’avvio dei lavori parlamentari — sui quali la maggioranza ha assicurato di voler garantire il contributo delle opposizioni — il tema delle preferenze potrebbe comunque trovare uno spazio di convergenza a sinistra. Perlomeno in linea di principio, seppur questa tenda poi a coincidere raramente con le strategie politiche.
La battaglia per il ripristino delle preferenze, intesa come passaggio necessario per riavvicinare gli elettori ai loro rappresentanti e ridurre il peso delle segreterie di partito, oggi in grado di imporre i propri nominativi al di là del radicamento territoriale dei candidati, è stata sostenuta nel corso degli anni da più forze politiche.
Basti pensare, ad esempio, al Movimento 5 Stelle delle origini e alle sue battaglie sulla rappresentanza. Oppure al fatto che, nel bocciare l’impianto dello “Stabilicum”, il Partito Democratico abbia indicato tra le ragioni che rendono il testo “irricevibile” proprio l’assenza delle preferenze.
La convergenza con le opposizioni, comunque, non sembra facile da realizzare, ma potrebbe rappresentare per Meloni l’unica strada percorribile, alla luce delle diverse sensibilità esistenti sul tema all’interno della maggioranza.
Solo Noi Moderati e l’Udc si sono detti infatti apertamente favorevoli alla reintroduzione delle preferenze. La Lega è contraria, senza sfumature.
Più articolata e “non ideologica”, invece, la posizione di Forza Italia. A spiegarla è stato il portavoce nazionale, Raffaele Nevi, che ha sottolineato come le preferenze possano “riavvicinare l’eletto all’elettore”, ma ha anche richiamato l’attenzione sulle possibili conseguenze sulla qualità della rappresentanza, soprattutto nei territori “dove esistono vulnerabilità e la presenza della criminalità organizzata”. Favorevole al ripristino, invece, Futuro Nazionale di Vannacci.
Che la battaglia per le preferenze rappresenti un punto identitario per Meloni è difficilmente contestabile. In queste ore sui social sono riemersi diversi video in cui l’allora deputata ne rivendicava con forza la centralità. “Introdurre le preferenze o fare le primarie per i parlamentari: le liste bloccate sono una pietra tombale sulla credibilità della politica”, scriveva in un tweet del dicembre 2012, rilanciato ora da Matteo Renzi.
Non è l’unica testimonianza. In molti — tra cui, nuovamente, lo stesso Renzi — hanno riportato alla luce anche le sue dichiarazioni contro il “proporzionale”, sistema che Meloni definiva “nemico dell’Italia, della sua stabilità e del diritto dei cittadini a scegliere un governo”, evidenziando la contraddizione nella linea oggi sostenuta della leader di Fratelli d’Italia.
Giorgia Meloni si contraddice anche sulla legge elettorale, come al solito.
— Matteo Renzi (@matteorenzi) February 27, 2026
Nel 2014 urlava di volere le preferenze. Oggi fa una legge elettorale che non dá ai cittadini il potere di scegliere i propri rappresentanti pic.twitter.com/Vr76P111zN
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