L’Iran il 28 febbraio 2026 dopo l’attacco ricevuto dagli Stati Uniti d'America e Israele e la morte del capo reggente Khamenei, chiude lo stretto di Hormuz. É un passaggio lungo 33 chilometri ed è da sempre uno dei punti nevralgici del pianeta. Attraverso lo stretto ogni giorno passano 20 milioni di barili tra prodotti greggi e raffinati. Il 25% di tutto il commercio marittimo mondiale di petrolio ed il 20% del gas naturale liquefatto mondiale quasi tutto arriva dal Qatar. Petrolio e gas arrivano al mondo passando per quello stretto largo appena tre chilometri.
I Paesi che esportano sono : Arabia Saudita, Iraq, Iran, Kuwait, Qatar, Emirati Arabi. I Paesi che importano sono : Cina, India, Giappone, Corea del Sud. Oltre l'80% dei barili che transitano sono diretti verso l’Asia ma anche l’Europa dipende dalla’LNG del Qatar, lo stesso gas che dopo la crisi russa aveva aiutato a tenere accesi i riscaldamenti nel 2022.
Le navi in transito hanno ricevuto messaggi radio dalle forze iraniane : "Nessuna nave è autorizzata a passare". Domenica mattina hanno fatto uscire solo un numero esiguo di imbarcazioni e non hanno permesso a nessuna nave di entrare. Le compagnie di navigazione hanno già sospeso le spedizioni, le società di trading si sono fermate. I mercati riapriranno lunedì 2 marzo. E gli analisti come Barclays e JP Morgan, stimano un impennata immediata del prezzo del petrolio con prezzi di 100/130 dollari al barile.
L’Iran ha minacciato la chiusura di Hormuz molte volte. Nel 2012 è bastato un annuncio per far salire i prezzi. Nel 2025 durante la guerra di 12 giorni con Israele i prezzi erano saliti, la cosa è durata poco fino a quando il fuoco non è cessato. Ma questa volta non si è trattato di una minaccia. Lo stretto è stato chiuso.
Esistono due oleodotti che bypassano Hormuz, L’Arabia Saudita che ha le petroline verso il Mar Rosso e gli Emirati che hanno un collegamento verso Fujairah nel golfo dell’Oman. Insieme possono spostare 2,6 milioni di barili al giorno, a dispetto dei 20 milioni giornalieri di Hormuz. Per l’LNG non ci sono alternativa il gas o passa per mare o non passa.
La Cina è la più vulnerabile quasi alla metà delle sue importazioni di greggio arrivano da Hormuz ed il 90% del petrolio iraniano finisce nelle raffinatrici cinesi. Pechino ha già chiesto la cessazione immediata delle operazioni militari. Giappone e Corea del Sud dipendono dallo stretto rispettivamente per il 75% e il 60% delle loro importazioni. L’Europa che aveva già sofferto per il gas russo del 2022 si trova di nuovo esposta.
Non è solo l'energia che costerà di più ma anche i prezzi di ciò che mangiamo. Attraverso Hormuz transita il 25/35% del commercio mondiale di fertilizzanti; se lo stretto rimane chiuso i costi agricoli salgono, cosi saliranno i prezzi al supermercato. I Paesi possono attingere alle riserve strategiche, scorte accumulate per crisi come questa.
Gli Usa hanno la riserva più grande al mondo 411 milioni di barili, i paesi IEA sono obbligati a mantenere scorte per almeno 90 giorni di importazione netta. Una crisi nel golfo del Persico significa : bollette più elevate inflazione che torna a salire, trasporti più cari e cibo più costoso.
A cura di Sara Del Regno
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