Anche il Codacons esprime preoccupazione per gli sviluppi della guerra in Iran e in Medio Oriente e per le conseguenze che il deterioramento del quadro internazionale potrà avere sui consumatori italiani.
Gli attacchi israeliani e statunitensi contro l’Iran e le rappresaglie di Teheran, che stanno interessando tutti i Paesi del Golfo, hanno infatti provocato il crollo delle Borse europee e asiatiche. Il blocco dello Stretto di Hormuz – dove transita un quinto del petrolio mondiale e un quinto del commercio mondiale di gas – e lo stop alla produzione di gas in Qatar hanno poi immediatamente determinato l’aumento delle quotazioni dei due idrocarburi, con conseguenze anche sul costo dei carburanti e dell’energia.
“La cosa che ci preoccupa di più è la durata del conflitto. Abbiamo sentito le dichiarazioni del presidente Trump, che ha stimato una durata di circa 4-5 settimane, ma si è detto disposto a proseguire anche oltre” ha commentato ai nostri microfoni l’avvocato Gianluca Di Ascenzo, membro del collegio di presidenza del Codacons, sottolineando la fase di grande incertezza che ci apprestiamo ad affrontare.
“Siamo preoccupati perché il conflitto ha portato all’aumento delle quotazioni di petrolio e gas, così come dei carburanti, con implicazioni sul costo dell’energia. È chiaro che questa situazione avrà un impatto sulle tasche dei consumatori italiani” ha spiegato l’avvocato Di Ascenzo, sottolineando lo “scenario preoccupante, non solo per la pace ma anche per tutte le ripercussioni economiche che il peggioramento della situazione in Medio Oriente avrà su famiglie e imprese”.
Non deve essere poi sottovalutato, come sottolinea il presidente del Codacons, il fatto che l’Italia partisse già da una situazione critica, almeno in relazione ai costi energetici e al loro impatto sull’inflazione.
“Sappiamo che in Italia, rispetto agli altri Paesi europei, il costo dell’energia all’ingrosso è in media circa il 40% più alto. Non a caso il Governo aveva appena adottato il decreto bollette proprio per aiutare le famiglie fragili, prevedendo anche interventi volontari da parte dei venditori di energia nei confronti di chi ha un ISEE inferiore ai 25 mila euro” ha ricordato l’avvocato.
“In questa cornice, un ulteriore conflitto in Medio Oriente va sicuramente a peggiorare una situazione già drammatica”, specialmente per i consumatori su cui sono scaricati i costi dei rincari.
Quello che serve, ha sottolineato Di Ascenzo, è mettere in campo misure di breve e lungo termine. “Il Governo ha manifestato la volontà di trovare una soluzione per intervenire in modo strutturale, superando quegli interventi basati sui bonus che sappiamo non possono rappresentare una risposta definitiva.
Sappiamo tutti che in Italia il prezzo dell’energia è più alto rispetto a quello degli altri Paesi europei. Per questo occorre intervenire in modo strutturale, anche perché non è possibile procedere di volta in volta con bonus che, pur andando incontro alle famiglie più deboli – e apprezziamo certamente questa volontà – non risolvono il problema alla radice. Sono tutti i consumatori italiani a pagare un prezzo più elevato e c’è quindi la necessità di trovare una soluzione stabile e non episodica.”
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