04 Mar, 2026 - 12:00

Referendum Giustizia, i cattolici divisi: chi sostiene il Sì e chi il No

Referendum Giustizia, i cattolici divisi: chi sostiene il Sì e chi il No

A meno di venti giorni dal referendum sulla giustizia, la politica guarda con crescente attenzione al posizionamento del mondo cattolico, diviso tra favore e opposizione alla riforma.

Dal convegno del Pio Sodalizio dei Piceni, ieri a Roma, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha chiamato direttamente in causa i cattolici, affermando di non avere dubbi sul loro sostegno alla riforma. “I cattolici voteranno sì”, ha spiegato, “perché puntano alla realizzazione della giustizia, coerente con i principi della dottrina sociale della Chiesa, e questa riforma va certamente in questa direzione”.

Parole che hanno irritato il fronte del no, con la dura replica del presidente Giovanni Bachelet - che ha parlato di “maldestro tentativo di millantare l’appoggio della Chiesa al referendum” - e che comunque non riflettono la varietà delle posizioni presenti nel mondo cattolico.

La Cei invita a votare

Lo scorso 26 gennaio, il presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), il cardinale Matteo Zuppi, ha esortato i cattolici a partecipare al voto referendario, lanciando l’allarme sul crescente astensionismo.

“Invitiamo tutti ad andare a votare, dopo essersi informati e aver ragionato sui temi e sulla posta in gioco per il presente e per il futuro della nostra società, senza lasciarsi irretire da logiche parziali”, l’appello del cardinale, che ha sottolineato la necessità di preservare l’eredità “di garantire l’equilibrio tra i poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato”.


Un passaggio, questo, che molti hanno interpretato come un implicito endorsement al fronte del No. Che il cardinale Zuppi abbia inteso lanciare un’indicazione di voto, tuttavia, è stato escluso: non a caso, proprio in queste ore, lo stesso presidente del Comitato per il No, Giovanni Bachelet, ha sottolineato come il suo fronte abbia “resistito alla tentazione” di utilizzare l’intervento del cardinale per sostenere le tesi contrarie alla riforma.

La consapevolezza, d’altronde, è che le sensibilità interne al mondo cattolico siano molteplici e non sovrapponibili a un fronte o a un altro.

 Il fronte cattolico per il no: i gesuiti

A schierarsi per il No alla riforma, ad esempio, è il mondo dei gesuiti. La presa di posizione è arrivata ieri attraverso la rivista di riferimento, Aggiornamenti Sociali. Nel suo editoriale, il direttore Giuseppe Riggio ha evidenziato come, nell’iter di approvazione della riforma Nordio, “non vi sia stata un’autentica apertura al confronto nelle sedi parlamentari” da parte della maggioranza, con modalità che avrebbero tradito “di fatto lo spirito costituente”.

Tra le altre motivazioni a sostegno del No, secondo Riggio, vi è poi la “preoccupazione per l’ampio rinvio alla legislazione ordinaria di attuazione della riforma, che dovrà essere approvata entro un anno e di cui al momento non conosciamo i possibili contenuti”.

Infine, le perplessità legate ad alcune dichiarazioni del ministro Carlo Nordio, sia quando ha affermato che “Elly Schlein non capisce che questa riforma gioverebbe anche a loro”, sia per i continui attacchi e le “manifestazioni di insofferenza nei confronti della magistratura”.

La posizione sfumata di Azione Cattolica

Su una posizione simile, anche se non espressa in modo esplicito, si colloca anche l’Azione Cattolica Italiana, che ha comunque invitato i propri iscritti a partecipare al voto e a esprimersi secondo coscienza.

In un carosello su Instagram, l’organizzazione ha sottolineato la genesi “di parte” della riforma, approvata “senza che il testo abbia subito alcuna modifica nel corso del rapido dibattito parlamentare”. Una considerazione che – si precisa – “non implica un’aprioristica preclusione valutativa nel merito”, ma intende evidenziare come, anche alla luce delle modalità assunte dal confronto tra le parti, la riforma “produrrà un bilancio negativo per il Paese, qualunque sia l’esito”.

“Non esce rafforzata l’autorevolezza della magistratura”, si legge ancora, “né quella della politica, che ha mostrato una preoccupante fragilità nell’individuare un ‘nemico’ istituzionale e nel rivendicare un primato rispetto agli altri poteri”.

Sì del network Ditelo sui Tetti

Schierata sul fronte del Sì è invece l’associazione Ditelo sui Tetti, network che raggruppa oltre cento associazioni cattoliche attive nel panorama sociale e politico italiano. Ne fanno parte, ad esempio, l’Associazione Family Day, l’Associazione Non si Tocca la Famiglia, la Fondazione De Gasperi e il Movimento per la Vita.

Ditelo sui Tetti ha infatti aderito al Comitato civico nazionale, nato per sostenere il Sì a una riforma che – si legge – “affronta per la prima volta nella storia della Repubblica una criticità profonda che limita l’equilibrio tra i poteri dello Stato”, portando nel dibattito “un contributo di tutti affinché non diventi una sterile contrapposizione”.

Tra le ragioni del sostegno al Sì vi è anche quella espressa nel libro di Maurizio Sacconi, già sottosegretario di Stato, deputato e senatore della Repubblica, in prima fila nel mondo cattolico favorevole alla riforma. 

Nel testo “(In)giustizia creativa e trasformazione antropologica”, l’autore ripercorre in particolare l’evoluzione dell’Associazione Nazionale Magistrati, sottolineando i momenti in cui avrebbe agito come soggetto politico in contrapposizione al Governo, specialmente sui temi etici. “L’ambiente giudiziario si è dedicato al catalogo woke”, si legge, per cui “ogni desiderio, anche il più capriccioso, si è fatto diritto”.
 

LEGGI ANCHE
LASCIA UN COMMENTO

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
I campi obbligatori sono contrassegnati con *

Sto inviando il commento...