Nel 2004 succede qualcosa di grande nel mondo del cinema. Tom Cruise fa il cattivo, recita in “Collateral” e si cimenta in una ruolo insolito per i suoi standard, abbandonando la parte dell’eroe buono e carismatico per diventare Vincent, il killer a pagamento freddo e inquietante.
Il film di Michael Mann verrà proposto in tv in prima serata il 4 marzo 2026 su Iris e ci fa passare, in sole due ore, una notte intera insieme al tassista di Los Angeles, Max (che è nientepopodimeno che Jamie Foxx), costretto a diventare complice del sicario che ha appena caricato a bordo.
E come ha fatto a stravolgersi tanto, Cruise? La sua interpretazione radicale è stata frutto di una preparazione estrema e quasi ossessiva. A vent’anni di distanza, lo stesso Mann era tornato a raccontare nel dettaglio il metodo con cui l’attore ha costruito il suo villain più inquietante.

Per diventare Vincent in “Collateral”, Tom Cruise ha fatto il classico training per le scene d’azione, come siamo abituati a vederlo. Ma oltre all’addestramento intensivo con armi da fuoco e combattimento, Michael Mann gli ha organizzato vere e proprie esercitazioni sul campo, pensate per fargli interiorizzare la mentalità di un sicario che si muove in città senza farsi notare.
Il regista ha persino pianificato con lui una simulazione di pedinamento: Cruise doveva “stalkerare” l’assistant director del film come se fosse un bersaglio reale, studiandone abitudini e routine. Mann racconta ad Empire di aver analizzato insieme all’attore gli orari di palestra, l’arrivo sul set alle 7:30, il parcheggio, e il punto migliore per “prenderlo”. E' stato proprio un addestramento improntato a un’autentica “tradecraft”, una vera arte del mestiere.
La preparazione di Cruise per “Collateral” ha incluso anche una prova di invisibilità abbastanza inquietante in piena Los Angeles. Mann lo ha mandato sotto copertura come fattorino, travestito da dipendente FedEx con cappellino e cartellino, a consegnare un semplice calendario in un negozio di liquori del centro. L’obiettivo era verificare se la star più riconoscibile di Hollywood potesse passare completamente inosservata, confondendosi con la folla e scambiando qualche parola con tre persone senza essere identificata. Secondo quanto racconta il regista, nessuno ha riconosciuto Cruise, a dimostrazione di quanto sia stato profondi il lavoro sulla sua postura, sullo sguardo e il modo di muoversi. L'attore è riuscito a spegnere il suo carisma naturale, a sembrare un un uomo qualunque, a mimetizzarsi come farebbe un vero killer o uno stalker.
Ha dichiarato il regista.
“Collateral” resta, a distanza di due decenni, uno dei punti più alti della filmografia di Tom Cruise, proprio perché Vincent rappresenta una deviazione radicale rispetto ai suoi ruoli più celebri. Prima del thriller di Mann, l’attore era identificato solo nell'interpretazione di protagonisti eroici e affascinanti, da “Top Gun” a “Jerry Maguire”, fino ai primi “Mission: Impossible”, mentre in Vincent ci viene mostrato un lato glaciale e letale che lo rende davvero inquietante, senza il senso della morale.
Il film, uscito nel 2004 e lungo 120 minuti, ha ottenuto ottime recensioni (86% di punteggio critico su Rotten Tomatoes) e un forte apprezzamento del pubblico, proprio anche per questa scelta di casting sorprendente. Nonostante il successo, Cruise non è quasi più tornato a interpretare villain così oscuri, ha sempre preferito ruoli da protagonista classico come si può vedere dai suoi film più recenti, tra cui i famosi “Top Gun: Maverick” e le successive “Mission: Impossible”. Dunque Vincent è proprio per questo un po' un unicum affascinante della sua carriera che non smette mai di stupirci.
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