Quattro anni e nove mesi di reclusione. È la condanna inflitta in primo grado a Francesco Giuseppe Totaro, oggi 37enne, per pedopornografia e prostituzione minorile.
La sentenza, emessa giovedì 5 marzo 2026 dal Tribunale di Teramo, è uno spiraglio di luce per la famiglia di Giulia Di Sabatino, precipitata da un cavalcavia dell'autostrada A14 a Giulianova, nella notte tra il 31 agosto e il 1 settembre 2015, giorno del suo 19esimo compleanno. Il caso era stato archiviato come suicidio.
Il procedimento penale a carico di Totaro era scaturito proprio dalle indagini sulla misteriosa morte della ragazza. Giulia lo aveva frequentato tra il 2013 e il 2014 e alcune sue immagini erano state trovate tra i 134mila file sequestrati, raffiguranti diverse ragazze, tutte minorenni.
"Sto ancora piangendo. Siamo soddisfatti di questa sentenza: è solo l'inizio per la riapertura delle indagini sulla morte di Giulia, che è stata uccisa" afferma con la voce rotta dall'emozione Adele Di Rocco, attivista del Coordinamento Codice Rosso e amministratrice del gruppo Facebook "Verità e giustizia per Giulia Di Sabatino", da sempre accanto alla famiglia della 19enne.
Il pubblico ministero aveva chiesto per Totaro una pena di 8 anni. I fatti a lui contestati risalgono a un periodo in cui Giulia e altre giovani, tutte tra i 15 e i 16 anni, sono state coinvolte nel presunto giro di prostituzione e di produzione di materiale pedopornografico.
Per Totaro sono state inoltre disposte pene accessorie, che prevedono l'interdizione perpetua da qualsiasi attività o lavoro a contatto con minori e cinque anni dai pubblici uffici. Il risarcimento per le parti civili verrà invece discusso in separata sede.
I genitori di Giulia si sono costituiti parte civile nel processo, rappresentati dall'avvocato Antonio Di Gaspare. Alla lettura della sentenza, il padre Luciano è scoppiato in lacrime. Assente in aula la madre Meri, per motivi di salute: sono stati anni difficili per la sua famiglia, che da oltre 10 anni attende che venga fatta giustizia.
"Non è la condanna in sé che ci interessava in questo processo, ma far emergere quei fatti che noi da sempre gridiamo per quanto riguarda la morte di Giulia" sottolinea Adele Di Rocco.
"La sentenza di stamattina è importante per tutte le vittime. Per coloro che non si sono costituite parte civile per paura o per vergogna, o perché non hanno le risorse economiche per affrontare un processo" sottolinea.
"Giulia è diventata la figlia di tutti: l'intero tribunale si è fermato in attesa di questa sentenza".
L'esito di questo processo è un primo passo per fare luce su quanto è davvero accaduto a Giulia ormai oltre dieci anni fa: la famiglia non ha mai creduto all'ipotesi del suicidio.
"Chiederemo la riapertura del caso sulla morte di Giulia" conferma Adele Di Rocco.
"La sentenza che stiamo aspettando deve ancora arrivare ed è quella per omicidio. Auspichiamo un processo per tutte le persone coinvolte. Oggi voglio dire alle vittime di non perdere mai la speranza di avere giustizia".
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