06 Mar, 2026 - 12:01

Oscar 2026: Timothée Chalamet rischia di perdere per la sua "sicurezza"?

Oscar 2026: Timothée Chalamet rischia di perdere per la sua "sicurezza"?

Si è parlato tanto, negli ultimi mesi, di Timothée Chalamet come volto simbolo della corsa agli Oscar 2026, eppure, nelle ultime settimane la sua possibile vittoria – tra elogi della critica per la sua interpretazione in “Marty Supreme” e la stessa campagna mandata avanti dall'attore – si è incrinata nel punto più inatteso: la sua sicurezza  e il modo in cui ha gestito le interviste potrebbero adesso avere un'influenza negativa? Capiamo meglio di che si sta parlando.

Timothée Chalamet perderà agli Oscar? Gli ultimi "rovesci" in corsa alla statuetta

Per mesi, Chalamet è stato dipinto come l’erede giovanissimo designato alla statuetta per “Marty Supreme”: a trent'anni ha visto incassi record per A24, oltre 170 milioni di dollari nel mondo, nove nomination complessive e un percorso che ha attirato indubbiamente il pubblico.

Le vittorie ai Golden Globe e ai Critics’ Choice Awards, poi, sembravano proprio confermare la narrativa del “turno inevitabile”, soprattutto dopo la nomination anche come produttore per il miglior film.

La realtà si è però complicata quando sono arrivate le prime batoste: BAFTA e Actor Awards (gli ex SAG) hanno premiato altri interpreti, con Michael B. Jordan che ha firmato un sorpasso significativo proprio mentre le votazioni per gli Oscar erano ancora aperte.

Storicamente, vincere l’Oscar dopo aver perso sia BAFTA sia SAG è un’eccezione rarissima, un precedente che rende la posizione di Chalamet molto meno solida di quanto la sua esposizione mediatica lasciasse intendere fino a poco fa.

Timothée Chalamet agli Oscar: la “sicurezza” che indispettisce i votanti

E poi c'è il fattore carattere, la spavalderia. Al centro degli ultimi rumor non c’è solo la concorrenza, che è considerevole, ma la figura pubblica dell’attore: quella swagger, con una sicurezza sbandierata che una parte dell’Academy avrebbe interpretato come presunzione. Molti, già a partire dai social, hanno storto il naso e, da quanto si dice, lo avrebbero fatto pure gli addetti ai lavori.

Chalamet ha rotto la tradizionale modestia di facciata delle campagne, ha dichiarato più volte apertamente di voler vincere l’Oscar, di non aver mai dato prova di una parte tanto riuscita, di impegnarsi ormai da anni nel cinema impegnato con ruoli difficili e, quindi, di meritare un riconoscimento, anche per riscossa personale dopo non aver vinto il tanto ambito premio in passato.

Timothée Chalamet ai Golden Globe 2026

Dobbiamo però ricordarci che la sua campagna per “Marty Supreme” è stata costruita come un vero e proprio concept: podcast con LeBron James e Steve Nash invece dei classici Q&A, l'apparizione musicale nel video del suo "sosia rapper", l'uso consapevole di meme e momenti virali come estensione del personaggio: anche Marty, il protagonista del film, era estremamente superbo, e si dice che Timothée abbia continuato a interpretare quel ruolo per promuovere l'opera.
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Alcuni insider descrivono una reazione del tutto negativa tra i votanti più tradizionalisti, che faticano ad accettare la combinazione di successo commerciale e questa richiesta esplicita di legittimazione.

A complicare il quadro c’è anche la questione anagrafica: a 30 anni, Chalamet diventerebbe il secondo uomo più giovane di sempre (dopo Adrien Brody con “Il pianista”, allora ventinovenne, nel 2003) a vincere il premio come miglior attore protagonista, in un albo d’oro che ha spesso premiato interpreti maschili molto più maturi.

L’Academy, si sa, ama costruire il mito della “gavetta lunga” – Leonardo DiCaprio e Will Smith ne sono l'esempio – l’idea di consacrare così presto una star che non nasconde la propria consapevolezza di potere per molti potrebbe essere uno strappo troppo brusco. Ma sono tutte regole non scritte.

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E poi c'è la concorrenza. Chalamet, di certo, non gareggia da solo per il premio. Nel vuoto di certezze per il giovane attore si inserisce Michael B. Jordan, che con il suo ruolo in “Sinners” arriva forte di una vittoria pesantissima agli Actor Awards e con un percorso percepito decisamente come meno autocelebrativo rispetto al collega. E poi ci sono gli altri nomi che pesano: Leonardo DiCaprio, Wagner Moura ed Ethan Hawke.

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