09 Mar, 2026 - 14:34

Famiglia nel bosco: da Salvini a Meloni, la politica entra a gamba tesa mentre partono le ispezioni

Famiglia nel bosco: da Salvini a Meloni, la politica entra a gamba tesa mentre partono le ispezioni

Giorgia Meloni ha annunciato ieri, in diretta su Rete 4, l’invio di ispettori del ministero della Giustizia al Tribunale dei minorenni dell’Aquila. La decisione, disposta dal Guardasigilli Carlo Nordio, è arrivata dopo che il Tribunale, competente per la vicenda della “Famiglia nel bosco”, ha disposto l’allontanamento della madre dei tre bambini dalla struttura dove sono ospitati i figli.

Rispondendo alle domande di Mario Giordano, Meloni ha detto di essere rimasta “senza parole” per la decisione dei giudici, ritenendola lesiva dell’interesse dei bambini, ai quali – ha spiegato la premier – “si infligge un pesantissimo trauma”.

Soprattutto, la presidente del Consiglio ha utilizzato questo caso per denunciare quella che, a suo giudizio, è l’esito delle “degenerazioni ideologiche” di una parte della magistratura, che “invece di far rispettare la legge conduce una battaglia politica”. Un motivo in più, ha spiegato Meloni, per votare sì alla riforma sulla separazione delle carriere.

Nordio invia ispettori, Salvini annuncia visita

L’invio di ispettori al Tribunale per i minorenni dell’Aquila è stato confermato anche dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio. “Confermo che abbiamo dato disposizione”, ha detto il ministro, ricordando come un primo accertamento fosse stato disposto già a novembre. “Direi che è arrivato il momento di arrivare a una definitiva conclusione di questa vicenda”.

Anche il ministro Matteo Salvini, sorprendentemente, si recherà sul posto la prossima settimana. Ad annunciarlo è stato lui stesso in un video pubblicato sui social.

“In questi mesi le abbiamo provate tutte: cosa rimane da fare? Andarci. Io questa settimana ci andrò: non da ministro, non da vicepresidente del Consiglio, ma da papà, da genitore disgustato da questa forma di violenza istituzionalizzata. Mi sembra che quei tre bimbi, che hanno vissuto per anni felici, siano ora nella disperazione. Mi vergogno da italiano di aver offerto a quei due ragazzi stranieri, arrivati in Italia pagando – a differenza di tanti altri – il futuro per loro e per i loro figli”, ha detto Salvini, specificando che andrà “da Matteo, con i suoi avvocati” per cercare di riunire quella famiglia. 

Meloni attacca i giudici sul caso

L'attenzione alla vicenda della “famiglia nel bosco” da parte dei partiti di centrodestra non sorprende. Lo stesso fatto che la premier Giorgia Meloni, nel mezzo di una crisi geopolitica senza precedenti, abbia deciso di intervenire sul tema più volte rivela come il caso rivesta per il Governo un indubbio valore politico. Il motivo è chiaro: lo spunto permette di contestare il lavoro della magistratura e sottolineare la necessità del sì alla riforma sulla separazione delle carriere.

Il collegamento tra le due vicende è stato delineato con chiarezza proprio da Meloni, che ha sottolineato come queste “degenerazioni ideologiche” siano possibili grazie allo strapotere delle “correnti”, che la riforma si propone invece di spezzare.

“Non possiamo assistere inermi a queste decisioni”, ha spiegato la premier ieri, sottolineando come la scelta dei giudici di allontanare la madre dei bambini dalla struttura “non possa fare stare meglio i bambini”.

Meloni ha poi sottolineato quella che, a suo giudizio, è un’incoerenza: “Lo Stato non ti può levare i figli perché non condivide il tuo stile di vita, tra l’altro quando non si dice nulla di chi fa vivere i figli nei campi rom e li costringe a rubare”, ha detto la premier, collegandosi alle decisioni dei magistrati che, secondo lei, sminuiscono il lavoro dell’esecutivo in tema di sicurezza.

Il caso diventa terreno politico sulla riforma

L’attenzione della politica, tuttavia, rischia solo di complicare il quadro di una vicenda già di per sé complessa, che tocca temi delicati: da un lato la necessità dello Stato di intervenire per tutelare i minori – è bene ricordare che, tra le altre cose, i bambini della “famiglia nel bosco” (8 e 6 anni) non sono vaccinati né, ad esempio, sanno leggere o scrivere – e dall’altro il tema della libertà educativa della famiglia.

È forse proprio la necessità di commentare il caso, senza conoscerne tutte le sfumature, ed utilizzarlo a fini politici ad aver sì contribuito a ideologizzare la questione.

Nel frattempo, il team legale della famiglia Birmingham-Trevallion ha lanciato un appello sui rischi che potrebbe comportare la decisione dei giudici di allontanare la madre dalla struttura. Per Tonino Cantelmi, il perito di parte che coordina il team di psicologi della “famiglia nel bosco”, la strada imboccata rischia di portare fino all’adozione dei ragazzi. Nelle prossime ore i legali della famiglia presenteranno ricorso alla Corte d’Appello per chiedere la sospensiva dell’ordinanza, rilanciando al tempo stesso l’appello al ricongiungimento del nucleo familiare.

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