Yana Malaiko aveva 23 anni quando, nel gennaio del 2023, fu uccisa dall'ex fidanzato Dumitru Stratan nell'abitazione di Castiglione delle Stiviere che avevano condiviso prima che lei decidesse di lasciarlo e costruirsi una nuova vita.
Stratan la attirò con la scusa che il cane che avevano preso insieme stesse male; poi, secondo le ricostruzioni, la aggredì a morte, nascondendo il corpo in un trolley per seppellirlo in un terreno nelle campagne tra Mantova e il lago di Garda.
Prima che la ragazza arrivasse, aveva manomesso le telecamere dell'appartamento e del palazzo; dettaglio che, insieme ad altri, dimostrerebbe, per l'accusa e la parte civile, la premeditazione del delitto. Eppure l'aggravante è stata esclusa dai giudici di primo grado. Nelle motivazioni si legge che Stratan
Stratan è stato condannato, alla fine, a 20 anni di reclusione perché ha avuto accesso al rito abbreviato, che prevede lo sconto di un terzo della pena. Una decisione che ha lasciato insoddisfatta la famiglia della vittima, assistita dall'avvocato Angelo Lino Murtas. Ospite della trasmissione "La Storia Oscura", condotta da Fabio Camillacci e Gabriele Raho su Radio Cusano, visibile sui canali 122 e 234 del digitale terrestre, il legale ha dichiarato: "In Appello ribadiremo la nostra posizione, che era la stessa del pubblico ministero: Stratan aveva architettato l'incontro con Yana con l'intenzione di ucciderla".
Secondo l'avvocato Murtas, a dimostrare l'intenzionalità sarebbero una serie di fattori. "Già prima dell'omicidio aveva minacciato la ragazza. C'è poi la questione delle telecamere disattivate. E il fatto che la facesse 'pedinare' perché aveva scoperto che era uscita a cena con un altro ragazzo", spiega.
Ancora: "In un'occasione le aveva espressamente detto: 'Avrei dovuto uccidervi entrambi (riferendosi sempre all'altro ragazzo, ndr)'. In aula si è difeso dicendo che avrebbe dato a Yana due sberle per rianimarla, ma le lesioni che presentava la ragazza erano troppo gravi: è stata martoriata".
"Come se non bastasse, Stratan ha poi cancellato le tracce di ciò che aveva fatto, ha nascosto e scaricato il cadavere dove è stato ritrovato, trasportandolo in macchina. E ha cercato di depistare le indagini, inviando messaggi al suo posto".
La speranza per i familiari della 23enne, insomma, è che in Appello la sentenza possa essere modificata. "Vi prego di venire a darci una mano, a far vedere la vostra solidarietà. Non per me, non per mia figlia: venite per le vostre figlie, per le vostre sorelle", l'appello lanciato dal padre Oleksandr Malaiko.
"Vogliamo che le donne vivano in un mondo più sicuro", ha aggiunto, commosso, l'uomo, ricordando l'impegno della fondazione YANA (You Are Not Alone), fondata in nome della figlia dopo il femminicidio e attiva nella prevenzione della violenza contro le donne e nel supporto alle famiglie delle vittime. La prima udienza è in programma per il 25 marzo al Tribunale di Brescia.
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