Nell’ultima rilevazione sul mercato del lavoro, l’Istat registra un aumento degli occupati pari a 185 mila unità (+0,8% in un anno), insieme alla riduzione del numero di disoccupati e inattivi, rispettivamente di 88 mila unità (-5,3%) e 58 mila unità (-0,5%). I dati sono stati rilanciati dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sui suoi canali social, accompagnati da una foto sorridente.
“L’ultima rilevazione Istat conferma segnali incoraggianti”, ha scritto la premier. “Nella media del 2025 gli occupati sono aumentati di 185 mila unità, mentre il tasso di occupazione è salito al 62,5% e la disoccupazione è scesa al 6,1%. Sappiamo bene che la strada da percorrere è ancora lunga e che resta molto da fare per rafforzare la crescita, migliorare la qualità dell’occupazione e creare sempre più opportunità. Ma questi numeri confermano che la direzione intrapresa è quella giusta.”
Nella sua rilevazione, l’Istat segnala anche la crescita dell’input di lavoro nelle imprese, con l’aumento delle posizioni dipendenti dell’1,7% e del monte ore lavorate del 2,1%, al netto degli effetti di calendario. La crescita, tuttavia, diminuisce di intensità rispetto al 2024.
Nella media del 2025, inoltre, diminuisce il ricorso alla cassa integrazione (Cig) e aumenta quello al lavoro straordinario (+0,1%). Il tasso di posti vacanti decresce di 0,3 punti percentuali, attestandosi all’1,8%. Aumenta, infine, il costo del lavoro (+3,6%), per effetto sia degli aumenti previsti dai rinnovi contrattuali sia della riduzione degli incentivi contributivi.
Alla soddisfazione della presidente Meloni, che ha assicurato il proseguimento dell’impegno per sostenere “lavoro, imprese e crescita”, ha fatto immediatamente eco quella di tutta la maggioranza.
“Ottimi gli ultimi dati Istat: scende ancora il tasso di disoccupazione e aumenta il numero degli occupati. La creazione di nuovi posti di lavoro è un pilastro fondamentale per la crescita economica e sociale. Il nostro impegno è dare a tutti un lavoro e un salario dignitoso”, il commento sui social del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Rilanciando i dati Istat, alcuni esponenti della maggioranza hanno poi approfittato dell’occasione per lanciare una frecciata ai partiti di opposizione. “Oggi l’Istat dà l’ennesimo dispiacere alla sinistra, troppo indaffarata a trovare un’impossibile quadra in politica estera al suo interno per accorgersi di quanto avviene a casa nostra”, ha scritto il deputato di Fratelli d’Italia, Fabio Rampelli.
“La disoccupazione non solo scende ancora, ma supera il record positivo storico; diminuisce anche il numero degli inattivi, col rischio serio di lasciare l’opposizione a consumarsi nel suo delirio tra decine di personalità autorevoli di centrosinistra che non rinnegano le proprie radici riformiste e si dichiarano per il Sì al referendum”, ha poi proseguito Rampelli, lanciando una stoccata anche in vista del prossimo referendum sulla giustizia.
“L’Istat certifica l’ulteriore ‘salto occupazionale’ dell’Italia con il traguardo del 62,5% di occupati. Il Governo Meloni, in pochi anni di lavoro, ha recuperato oltre vent’anni di saldi occupazionali negativi”, ha invece scritto il sottosegretario alla Giustizia, onorevole Andrea Delmastro delle Vedove. “Un successo straordinario per chi non si è mai arreso al declino, un’ulteriore doccia fredda per chi ha ‘sinistramente’ sempre scommesso contro l’Italia.”
“I dati diffusi oggi dall’Istat sull’andamento dell’occupazione rappresentano un nuovo segnale positivo e indicano che il Paese sta consolidando un percorso di crescita”, ha invece rivendicato il vicesegretario nazionale di Forza Italia, Stefano Benigni, sottolineando come i numeri “parlano chiaro e smentiscono le narrazioni della sinistra, che continua a descrivere un Paese in difficoltà”.
“Forza Italia ha contribuito a indirizzare l’azione del governo verso interventi capaci di rafforzare la competitività delle nostre aziende e aumentare il reddito dei lavoratori”, ha poi rivendicato Benigni per il suo partito, ricordando misure come “la riduzione del cuneo fiscale, la revisione delle aliquote Irpef, gli incentivi legati alla produttività e agli investimenti delle imprese”.
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