L'autista del tram deragliato a Milano lo scorso 27 febbraio sarebbe stato al telefono fino a 12 secondi prima dell'impatto contro la vetrina di un ristorante. Un dato emerso dagli accertamenti sul cellulare del tranviere 60enne, indagato per disastro ferroviario, omicidio e lesioni colpose.
Pur non negando la chiamata, vietata dal regolamento, la difesa la colloca invece a una distanza temporale maggiore dallo scontro.
La Procura di Milano sta lavorando per ricostruire "secondo per secondo" il tragitto del tram deragliato, per capire se l'incidente, in cui hanno perso la vita due persone e una cinquantina sono rimaste ferite, sia stato causato da una distrazione del conducente.
Secondo quanto emerso, riferiscono i maggiori quotidiani nazionali, l'autista del tram sarebbe stato al telefono con un collega tre minuti e 40 secondi, chiudendo la chiamata appena 12 secondi prima dell'impatto, avvenuto alle ore 16:11:25.
Il tranviere avrebbe contattato un collega per riferire di essersi ferito all’alluce del piede sinistro mentre sollevava la carrozzina di una persona con disabilità. L'infortunio si sarebbe verificato a inizio turno e comunicato circa mezz'ora prima del mancato scambio dei binari.
Il dolore sarebbe cresciuto progressivamente, fino a diventare fortissimo e causargli la "sincope vasovagale", poi diagnosticata al Niguarda, che gli avrebbe fatto perdere i sensi mentre era alla guida.
I dati riguardanti la chiamata devono però essere confrontati con quelli della scatola nera, nell’ambito di un accertamento tecnico non ripetibile.
Nei giorni scorsi l'avvocato del 60enne, Mirko Mazzali, ha ribadito che il suo assistito è svenuto a causa del malore. "Si ricorda prima della fermata che ha saltato e poi l'impatto. Ha saltato la fermata perché e svenuto. Ha assolutamente dei 'buchi', non ricorda bene quanto accaduto dopo il malore" ha dichiarato.
Convocato per essere interrogato in Procura a Milano, il dipendente dell'Atm, per le sue condizioni fisiche ancora non ottimali, ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere.
Il collega contattato al telefono avrebbe raccontato di aver salutato il macchinista, ma di non aver ricevuto risposta. Questo elemento, se confermato, potrebbe quindi avvalorare l'ipotesi del malore improvviso.
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