Ha sparato e ucciso un connazionale, per poi tentare la fuga: ma alla fine si è costituito, confessando il delitto. "Sì, sono stato io", ha ammesso il 35enne di origine albanese, ritenuto responsabile dell’omicidio di Gjergj Pergegaj, il connazionale ucciso nella notte tra venerdì 20 e sabato 21 marzo 2026 ad Arezzo.
L'uomo non ha opposto resistenza all'arresto e, portato in Questura, è stato ascoltato dagli investigatori della Squadra Mobile.
Secondo quanto emerso, il 35enne avrebbe ucciso Gjergj Pergegaj a colpi di pistola venerdì intorno a mezzanotte nei pressi della rotatoria di Olmo, all’inizio di via Romana, alle porte di Arezzo. Nella zona sono presenti diverse attività commerciali e un locale.
Dopo aver colpito la vittima, il presunto killer si è allontanato a bordo della propria auto. Due ore più tardi è stato rintracciato nella frazione di Rigutino: stava contattando il 112 per confessare e indicare la propria posizione.
L'uomo ha avuto un atteggiamento collaborativo. Le sue dichiarazioni sono ora al vaglio degli inquirenti, ma hanno permesso di ricostruire alcuni dettagli della vicenda.
La pistola usata per l'omicidio, una Glock detenuta illegalmente, è stata sequestrata: risulta rubata da un’abitazione circa un anno fa.
Gjergj Pergegaj era nato a Lezhe, in Albania, e viveva a Frassineto, frazione di Arezzo. Avrebbe compiuto 30 anni il prossimo 19 aprile.
Secondo quanto emerso, i due uomini si conoscevano da diverso tempo. Tra loro sarebbe scoppiata una discussione, poi degenerata.
La vittima, raggiunta da quattro colpi, è stata trovata a terra, in una pozza di sangue. I soccorsi, giunti sul posto, non hanno potuto far altro che constatarne il decesso.
La Squadra mobile ha eseguito i rilievi sul luogo dell'omicidio e acquisito testimonianze, isolando l’area circostante.
L’indagine, coordinata dal pubblico ministero Emanuela Greco, intende fare luce sull'incontro tra i due uomini e chiarire se fosse programmato o casuale. Dovrà inoltre stabilire se l’omicidio sia stato premeditato, oppure se sia avvenuto all'improvviso.
Ancora da definire il movente: gli inquirenti non escludono che il diverbio sia nato da rivalità sentimentali, ma ogni dettaglio deve ancora essere verificato.
La salma della vittima è stata trasferita all’obitorio dell’ospedale San Donato, dove rimarrà a disposizione dell’autorità giudiziaria per tutti gli accertamenti medico-legali del caso.
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