Chi li capisce è bravo, ma non smettono di attirare l'attenzione. I Minions sono ormai delle icone pop dal loro esordio nel 2010 con "Cattivissimo me". Hanno subito catturato il nostro affetto, le risate, suscitato meraviglia nel cuore di migliaia di bambini in tutto il mondo.
Un successo assoluto, unico, il loro, nonostante la mancanza di personalità distinte, di un personaggio particolarmente definito. Questi piccoli blob gialli, fedeli al supervisore Gru (il cattivo che si è trasformato in padre amorevole), comunicano in una lingua tutta loro, immaginaria, che un po' è un vero e proprio rompicapo e un po' ci fa chiedere di più sulle origini.
Ciò che non si sa è che questo bizzarro linguaggio va ben oltre la semplice imitazione dei pattern vocali di bebè e toddler. Anzi, rivela una complessità inaspettata.
La lingua parlata dai Minions, denominata Minionese (o talvolta Bananaese, che dir si voglia), è un costrutto sofisticato che fonde parole reali provenienti da sei lingue diverse – inglese, spagnolo, francese, italiano, giapponese e altre – con nonsense e suoni comici. Questa mescolanza garantisce che spettatori di tutto il mondo riconoscano almeno una manciata di parole, facilitando un immediato legame emotivo indipendentemente dalla lingua madre.
Il creatore Pierre Coffin, regista dei primi tre capitoli e voce di numerosi Minions, ha chiarito che la scelta non risponde solo a un obiettivo di approccio infantile. «La lingua è più basata su suoni e ritmi che sui significati letterali delle parole», ha spiegato a Bustle. I suoni enfatizzano consonanti dure come “P” e “B”, tipiche del balbettio precoce, ma l’intento è più profondo: permettere alle parole dei Minions di essere percepite piuttosto che pienamente comprese, sfidando i confini tradizionali della comunicazione.
Alcuni termini sono stati scelti appositamente per il loro universale appeal globale: “banana”, ovviamente, richiama il colore giallo dei protagonisti, mentre “gelato” e “bello” (per “ciao”) sono inclusi per garantire comprensibilità immediata in ogni cultura.
La decisione di far parlare i Minions in Minionese nasce dalla volontà di superare gli stereotipi dei cartoni animati, dove i personaggi sono solitamente dotati di tratti personalizzati molto marcati e definiti. I Minions saltano all'occhio per essere così come sono, un tutt'uno, trionfano come gruppo unito, e la loro lingua immaginaria rafforza proprio questo concetto di identità collettiva.
Inoltre, l’uso di una lingua ibrida permette di trasmettere emozioni e intenzioni diverse attraverso toni, ritmi e contesti, rendendo la comunicazione più intuitiva per i bambini e più affascinante per gli adulti che scoprono dei pattern nascosti. I fan, infatti, hanno iniziato a imitarli per scherzo, a imparare alcune parole, frasi e formule da loro pronunciate nei film (come “bee do bee do” o “bello”), proprio come accade per molte lingue fittizie tipiche del mondo del cinema.
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