22 Mar, 2026 - 10:22

Caso Garlasco, Chiara Poggi “si sarebbe difesa dal suo assassino”: la svolta nella consulenza Cattaneo

Caso Garlasco, Chiara Poggi “si sarebbe difesa dal suo assassino”: la svolta nella consulenza Cattaneo

Chiara Poggi si sarebbe difesa a lungo dal suo assassino: nella consulenza depositata dall'anatomopatologa Cristina Cattaneo, consegnata lo scorso febbraio alla Procura di Pavia e secretata, ci sarebbero infatti segni di colluttazione.

A rivelare l'indiscrezione sul delitto di Garlasco è il TG1, che sottolinea come l'allora 26enne, uccisa il 13 agosto 2007, avrebbe lottato a lungo mentre veniva brutalmente colpita.

Un dettaglio che, se confermato, potrebbe interamente riscrivere il caso.

Caso Garlasco, "Chiara Poggi si è difesa": l'indiscrezione sulla consulenza Cattaneo  

Secondo quanto riferito dal TG1 nell'edizione serale del 21 marzo 2026, Chiara Poggi, mentre veniva colpita forse con un martello, avrebbe ingaggiato una violenta colluttazione con il killer.

Sul suo corpo la professoressa Cattaneo avrebbe evidenziato ferite provocate dall'arma del delitto, ma anche ecchimosi, lividi e abrasioni su braccia e gambe. 

Elementi che potrebbero indurre a pensare che Chiara Poggi abbia cercato non solo di proteggersi ma anche, disperatamente, di difendersi, mentre veniva aggredita a morte.

L'omicidio avvenuto "in più fasi"

Secondo quanto emerso, inoltre, l'aggressione e l'omicidio sarebbero avvenuti in più fasi, tra il piano terra e le scale della villetta di via Pascoli.

L'assassino si sarebbe anche fermato a osservare il corpo di Chiara sull'ultimo scalino. 

Il Dna sotto le unghie e la condanna di Stasi

Se queste indiscrezioni venissero confermate, le tracce di DNA trovate sotto le unghie della 26enne potrebbero avere un significato ben preciso.

Secondo la perizia della genetista Denise Albani, depositata nell'ambito della riapertura del caso, queste tracce sarebbero compatibili con il DNA del cromosoma Y riconducibile alla linea paterna di Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, il nuovo indagato.

Il delitto in più fasi, inoltre, non sarebbe compatibile con quanto riportato nella sentenza che ha condannato Alberto Stasi a 16 anni di carcere nel 2015, secondo la quale l'azione omicidaria si sarebbe sviluppata in 23 minuti.

 

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