Dall’esito del referendum sulla giustizia dipenderanno molte cose. Tra queste, anche il futuro del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove.
La sua permanenza in carica è infatti al vaglio della presidente del Consiglio. Se nei giorni scorsi la premier ha potuto usare il voto referendario per congelare la questione, la chiusura delle urne costringerà ora Meloni a una presa di posizione netta.
Certo è che la posizione di Delmastro appare sempre più in bilico. Per il Governo e per Fratelli d’Italia diventa infatti sempre più difficile giustificarne la permanenza al ministero, dopo che lo scoop del Fatto Quotidiano ha rivelato come il sottosegretario sia stato per oltre un anno in affari con una famiglia legata al clan camorristico dei Senese. Il caso pesa sempre di più, anche alla luce dei nuovi dettagli emersi dalle inchieste giornalistiche.
Come rivelato dal Fatto, per oltre un anno il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove ha detenuto il 25% della società “Le 5 Forchette srl”, proprietaria del ristorante “Bistecchiera d’Italia” nel quartiere Tuscolano di Roma. Il 50% della società, costituita davanti a un notaio a Biella, era invece detenuto da Miriam Caroccia, 18enne romana, figlia di Mauro Caroccia, oggi in carcere per reati di mafia perché ritenuto un prestanome vicino al clan dei Senese.
Proprio dopo la condanna definitiva di Caroccia in Cassazione, Delmastro avrebbe liquidato le proprie quote. Ed è in questo passaggio che si inserisce un ulteriore elemento nella vicenda: la cessione delle quote del sottosegretario sarebbe stata pagata da Miriam Caroccia in contanti, per una somma di 5mila euro.
L’acquisizione delle quote di Delmastro da parte di Caroccia in contanti, certificata dagli atti, non costituisce un illecito di per sé, ma aggiunge ambiguità alla vicenda. Da un lato c’è un rappresentante istituzionale, un sottosegretario alla Giustizia; dall’altro, una ragazza di 18 anni proveniente da una famiglia nota per traffici e legami con la criminalità organizzata. In mezzo, uno scambio in contanti di denaro.
Ed è proprio su questo punto che, chiuse le urne, dovrà concentrarsi la valutazione di Meloni, finora limitatasi a definire “leggero” il comportamento del suo sottosegretario. Ma davvero Delmastro poteva ignorare la storia della famiglia con cui stava facendo affari? Davvero una 18enne a lui sconosciuta – come lui stesso ha dichiarato – poteva essere scelta come partner societario senza che sorgessero domande o verifiche?
Sulla vicenda sta ora cercando di fare chiarezza anche la Procura di Roma. Sotto la lente degli inquirenti ci sono i soldi investiti nel ristorante “Bistecchiera d’Italia” e la storia stessa del locale, che negli anni ha cambiato più volte nome e gestione.
“Si sta cercando di capire chi ha garantito l’investimento”, scrive Repubblica. “E se tra i locali sequestrati del ‘Baffo’ – la prima attività, risalente agli anni Novanta, riconducibile a questo circuito – e le nuove attività, di cui sono stati soci anche il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e altri esponenti di Fratelli d’Italia, non ci sia solo una coincidenza formale, ma una continuità concreta”.
A mettere in difficoltà Delmastro, infine, ci sono le foto pubblicate dal quotidiano Domani nei giorni scorsi, che mostrano come, in più occasioni e anche dopo aver ceduto le quote, il sottosegretario abbia continuato a frequentare il ristorante “Bistecchiera d’Italia”. Non da solo, ma in compagnia di esponenti di spicco del ministero della Giustizia, tra cui la capo di Gabinetto del ministro Nordio, Giusy Bartolozzi.
“Nessuno si è mai dimesso per una foto”, ha commentato il presidente del Senato, Ignazio La Russa, smentendo che le prove fotografiche possano essere problematiche per il caso. La realtà, però, secondo i retroscena, è diversa: la vicenda di Delmastro sta mettendo in grave difficoltà la premier e Fratelli d’Italia, partito che ha sempre rivendicato nel suo dna la lotta alla mafia.
Nei prossimi giorni, passata la consultazione referendaria, Meloni dovrà mettere un punto sulla vicenda Delmastro. L’esito del referendum avrà un peso significativo: in caso di vittoria del sì, la premier potrebbe affrontare la questione con maggiore forza; se dovesse prevalere il No, potrebbe invece valutare le dimissioni del sottosegretario, per non penalizzare ulteriormente il Governo.
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