La vittoria del fronte del No al referendum dà slancio al campo largo. Riuniti ieri in piazza del Tritone, i leader di Pd, M5S, Avs e Italia Viva hanno lanciato la sfida al centrodestra in vista delle prossime elezioni politiche.
Per la prima volta, Giuseppe Conte ha aperto alle primarie di coalizione e i toni di Avs e M5S sono apparsi concilianti, anche rispetto all’ingresso nella coalizione del partito di Matteo Renzi. Sceglie invece di restare fuori da questa alleanza, senza indugi, Carlo Calenda con la sua Azione.
Il giorno dopo il voto, che ha segnato la prima brusca frenata per l’esecutivo Meloni – e galvanizzato il campo largo sull’altro fronte – Calenda ha scelto di pubblicare sui suoi canali social una “to do list” di obiettivi da realizzare. Dieci punti, in totale, per superare “la stasi rancorosa che non è un’opzione”. Così come non è un’opzione, ha sottolineato Calenda, “il dream Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni, Landini, Gratteri, Renzi, Travaglio”.
In altre parole, la strada solitaria verso le elezioni politiche del 2027 per Azione è confermata, salvo repentini cambi di strategia che, allo stato attuale, sembrerebbero più probabili in direzione del centrodestra che del campo largo. Anche se, nel progetto indicato da Calenda, non mancano bordate pesantissime proprio all’attuale esecutivo. A partire dal primo punto.
To do list:
— Carlo Calenda (@CarloCalenda) March 24, 2026
1) mandare a casa Bartolozzi, Delmastro, Urso, Santanche’ (minimo sindacale)
2) Fare un provvedimento veramente incisivo su energia mettendo a gara concessioni idroelettriche e levando rendite di posizione a Enel distribuzione e Terna. Varare finalmente decreto su…
“Mandare a casa Bartolozzi, Delmastro, Urso e Santanché”, scrive Calenda al punto uno della sua “to do list”, sottolineando come le dimissioni siano “il minimo sindacale”. Facile individuare le ragioni della richiesta.
Giusy Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro Nordio, si è distinta in questa campagna elettorale per aver definito la magistratura “un plotone di esecuzione”. Andrea Delmastro, dopo la condanna in primo grado per rivelazione di segreto d’ufficio, è oggi al centro dello scandalo legato alla sua partecipazione in una società insieme a un prestanome del clan dei Senese.
Adolfo Urso, ministro del Made in Italy, è da tempo criticato da Calenda per la gestione della politica industriale ed economica, in particolare sui dossier ex Ilva e Stellantis. La ministra Daniela Santanchè è invece a processo per falso in bilancio, è coinvolta in un procedimento per truffa aggravata all’INPS sulla cassa integrazione Covid ed è indagata per bancarotta legata ad alcune società.
Al punto numero due, Calenda propone un “provvedimento veramente incisivo sull’energia, mettendo a gara le concessioni idroelettriche e togliendo rendite di posizione a Enel Distribuzione e Terna”. Sempre sul tema energia, il leader di Azione esorta a “varare finalmente il decreto sul nucleare”.
Al punto tre si torna alla politica: “Lasciare perdere leggi elettorali e riforme costituzionali”, che evidentemente non hanno portato bene né al governo Renzi, di cui lui era ministro, né all’attuale premier Meloni. Punto quattro: “fare un piano automotive tosto”. Punto cinque: “mandare dove devono Trump e Orban”.
Nella seconda parte della sua “lista”, Calenda passa poi ai temi della sicurezza e della difesa, chiedendo di “assumere 12.000 carabinieri, chiudere centri in Albania e aprirne in tutte le regioni italiane”, di “investire seriamente sulla difesa, a partire dalle difese antimissile” e di “rilanciare la Nato europea”. Infine, il leader di Azione chiede di “commissariare la Sicilia e sciogliere l’Assemblea regionale siciliana” e di approvare “salario minimo e contrattazione decentrata”.
Il punto, per Calenda, rimane chi possa realizzare questa strategia. Al momento, a giudicare dal quadro, Azione andrà avanti da sola, contando di poter essere l’ago della bilancia della prossima legislatura. Nei prossimi mesi, tuttavia, tutto potrà accadere: la strada verso le politiche è ufficialmente aperta.
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