La sera del 25 marzo di un anno fa uscì dall'abitazione che condivideva con altri studenti, a Roma, per recarsi dal ragazzo che aveva appena lasciato, che le aveva detto di doverle riconsegnare degli oggetti di sua proprietà. Ilaria Sula aveva 22 anni e da quella casa nel quartiere Africano non sarebbe mai uscita viva. Il 2 aprile successivo, dopo giorni di ricerche, il suo corpo fu ritrovato in un dirupo nei pressi del comune di Poli, nascosto all'interno di una valigia da Mark Samson, ora a processo per omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere.
Il dolore di quei momenti è ancora vivo nei familiari della giovane. Il papà Flamur Sula, contattato da Tag24, ricorda che il 25 marzo fu l'ultimo giorno che la sentirono. "Ilaria stava preparando un esame, avrebbe dovuto darlo il 28 marzo. Ci aveva detto che il giorno successivo, il 29, sarebbe tornata a Terni. Nel frattempo, non voleva essere disturbata perché doveva studiare", racconta.
L'allarme scattò proprio il 29, quando, non vedendola scendere dal treno che avrebbe dovuto prendere, i genitori e il fratello iniziarono a preoccuparsi. Il suo telefono risultava spento; nessuno dei loro messaggi sembrava arrivare a destinazione. "Partimmo subito per Roma, dove viveva, per capire cosa fosse successo", spiega il padre.
Arrivati nell'appartamento della 22enne, le coinquiline dissero loro che Ilaria gli aveva fatto sapere di essere partita per Napoli con un ragazzo conosciuto su Tinder. "L'avevano vista per l'ultima volta la sera del 25. Poi avevano solo ricevuto da lei comunicazioni scritte: era Samson che stava utilizzando il suo cellulare per depistare le ricerche".
Il 29 i genitori presentarono quindi una denuncia di scomparsa. "In Questura vidi per la prima volta Samson, che non avevo mai voluto conoscere - ricorda ancora Flamur - Ci disse che era dispiaciuto per averci dovuto incontrare in un'occasione come quella. Lo presi da parte e gli chiesi se avesse a che fare con la scomparsa di mia figlia. Mi giurò di no sulla tomba di sua madre".
Le indagini avrebbero poi dimostrato che tra il 25 e il 26 marzo il ragazzo aveva picchiato e ucciso la 22enne - che voleva ricostruirsi una vita - mentre si trovava nel suo appartamento. La mamma, Nosr Manlapaz, ha patteggiato due anni per concorso in occultamento, perché secondo le ricostruzioni lo aiutò a ripulire la scena del delitto. Lui è ancora imputato; davanti ai giudici, la scorsa udienza ha dichiarato:
L'accusa contesta al 23enne le aggravanti dei futili motivi, della relazione affettiva con la vittima e della premeditazione. "Mentre parlava in aula non provavo altro che rabbia: finora ha detto solo bugie, come faceva con Ilaria (sugli esami e l'università, ad esempio, ndr). Non ha mai raccontato la verità. Spero che sia fatta giustizia, ma alla fine il vero ergastolo lo vivremo solo io e la mia famiglia", dichiara Flamur.
Ilaria, racconta ancora il papà, "era una ragazza dolce, intelligente, piena di sogni. Aveva tanti obiettivi". Una giovane con i progetti e le aspirazioni della sua età. A ottobre si sarebbe laureata in Scienze Statistiche. "Invece Samson ce l'ha tolta per sempre, senza motivo", conclude l'uomo. "Da quel giorno in casa nostra non c'è più vita. Non potrò mai perdonarlo per quello che ha fatto".
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