Abbiamo visto sorgere e trionfare, davanti ai nostri occhi, il Marvel Cinematic Universe, il DC Universe e lo Star Wars Universe. Dopo tutti questi, il cinema si prepara ad accogliere un nuovo acronimo: il BCU, ovvero il Beatles Cinematic Universe.
E no, stavolta non è un mondo fiction supereroistico, ma un esperimento narrativo cinematografico tutto musicale: quattro film distinti, diretti da Sam Mendes, che raccontano la stessa storia reale, quella degli amatissimi Fab Four, da quattro prospettive differenti.
Annunciato nel 2024 e con uscita prevista per aprile 2028, il progetto sfida le regole del biopic tradizionale e crea, a partire da qui, un vero e proprio franchise cinematografico.
Le BCU (Beatles Cinematic Universe) https://t.co/Z9sFr0EfH4
— Jean-Louis Tricot (@JLTricot) January 30, 2026
Non è il solito (e unico) blockbuster da-due tre ore, ma nemmeno una saga di diversi film con continuità temporale.
Sono quattro lungometraggi separati, ognuno incentrato su un membro della band: John Lennon (Harris Dickinson), Paul McCartney (Paul Mescal), George Harrison (Joseph Quinn) e Ringo Starr (Barry Keoghan), tutti interconnessi tra loro.
Ogni pellicola sarà autonoma, infatti, con un proprio tono narrativo: più oscuro e ribelle per John, magari più melodico e ottimista per Paul, spirituale per George, umano e ironico per Ringo, ma l'obiettivo è mostrare come gli stessi eventi (l'incontro ad Amburgo, il successo negli USA, il viaggio in India, lo scioglimento stesso) siano collegati e percepiti in modo diverso da ciascuno dei protagonisti. Un approccio che ricorda formati spesso accostati a film d'avventura o fantascienza, ma applicato a una storia vera e conosciuta da tutto il mondo.
La definizione di "universo cinematografico" è fatta con un motivo. Nel MCU, per esempio, quello dei supereroi Marvel, ogni film contribuisce a un mosaico più ampio, ogni storia partecipa ad altre storie: i personaggi si incrociano, gli eventi si collegano, e la visione d'insieme emerge solo guardando tutti i capitoli ed è necessario seguire tutto per non perdere nulla.
Lo stesso accadrà con i film sui Beatles: sebbene ognuno sia autonomo, la storia integrale e la narrazione si rivelano complete (e concrete) solo se li vediamo tutti.
Una trovata già utilizzata, questa, ma al tempo stesso nuova, se pensiamo che solo in questo caso è applicata a dei biopic musicali.
Sony e Apple Corps hanno progettato il rilascio come un "evento bingeable": quattro uscite ravvicinate per incoraggiare il pubblico a vivere l'esperienza come una sorta di maratona cinematografica. È la prima volta che si adotta questa struttura.
Il BCU è una scommessa enorme. Da un lato, c'è il rischio che il pubblico si stanchi dopo due film, o che le quattro versioni risultino ripetitive o che sia una trovata troppo inappropriata per il genere, che gli spettatori possano sentirsi spiazzati.
Dall'altro, se funziona, potrebbe ridefinire il futuro dei biopic musicali, aprendo la strada a progetti simili anche per i Rolling Stones, i Queen o i Pink Floyd. Per ora, le aspettative sono alte, se consideriamo i diritti musicali completi (per la prima volta dopo 50 anni di rifiuti), il sostegno di Paul McCartney, Ringo Starr e delle famiglie di John e George come produttori esecutivi. I fan sembrano super in hype all'idea di vedere questo mosaico tutto costruito insieme.
Ogni universo cinematografico ha bisogno di un filo conduttore, e le voci dal set suggeriscono che Brian Epstein (il manager storico) e George Martin (il leggendario produttore) agiranno come fossero delle figure "Nick Fury" del BCU: appariranno in tutti e quattro i film per legare insieme le diverse linee temporali.
Tuttavia, il vero elemento di attrazione per i fan è l'insistenza su un possibile arco narrativo da "villain" per gli ultimi anni della band, potenzialmente incentrato sul personaggio divisivo di Allen Klein (il manager che gestì i Beatles durante lo scioglimento).
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