Si chiude - almeno in primo grado - con una sentenza che ridisegna le responsabilità dell'ex compagno il caso di Andreea Rabciuc, scomparsa nel marzo 2022 e trovata morta nel gennaio 2024 all'interno di un casolare abbandonato nelle campagne di Montecarotto, nelle Marche.
Il tribunale di Ancona ha condannato Simone Gresti a quattro anni e sei mesi di reclusione per maltrattamenti e spaccio di sostanze stupefacenti, escludendo l'accusa più grave di istigazione al suicidio perché "il fatto non sussiste". Una decisione che arriva al termine del rito abbreviato.
Per Gresti, 47enne di Moie, la Procura aveva chiesto una condanna a sette anni di reclusione; si riteneva, in pratica, che potesse aver spinto Andreea al gesto estremo. Il giudice per l'udienza preliminare, Alberto Pallucchini, ha escluso alla fine questo aspetto, ritenendo non dimostrato un nesso diretto tra le condotte tenute dall'uomo e la morte della ragazza.
Ad avere un peso, la perizia prodotta dalla difesa, secondo cui Andreea sarebbe stata in grado di autodeterminarsi, anche all'interno di una relazione descritta come turbolenta. Resta la condanna per maltrattamenti e per spaccio. Attività, quest'ultima, contestata in diversi episodi tra il 2022 e il 2024 nella zona della Vallesina, emersa nel corso delle indagini avviate dopo la scomparsa della 27enne.
I fatti risalgono al 2022. Andreea Rabciuc scomparve nel nulla dopo aver trascorso una serata insieme al compagno e a una coppia di amici in una roulotte parcheggiata nelle campagne di Montecarotto, nell'Anconetano.
Il suo corpo fu ritrovato solo il 20 gennaio di due anni dopo, all'interno di un casolare abbandonato a poca distanza dal luogo della scomparsa (che in passato era già stato ispezionato).
Secondo gli esami eseguiti sui resti, la ragazza si tolse la vita per impiccaggione. Poco prima, aveva scritto su una tavoletta di legno che se il ragazzo non LE avesse tolto il telefono, avrebbe chiamato sua madre.
Le indagini si concentrarono subito sul rapporto che la legava all'uomo. Ma l'impianto accusatorio è stato appoggiato solo in parte in sede processuale, portando alla sentenza di ieri, 24 marzo.
In aula c'era anche la madre della giovane, parte civile con l'avvocato Rino Bartera. Presente ovviamente la difesa, rappresentata dagli avvocati Emanuele Giuliani e Gianni Marasca, che hanno fatto sapere:
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