25 Mar, 2026 - 11:50

"Peaky Blinders: The Immortal Man" come finisce? Perché vale la pena vederlo

"Peaky Blinders: The Immortal Man" come finisce? Perché vale la pena vederlo

Se pensavi di aver già visto tutto di "Peaky Blinders", preparati a ricrederti.

"The Immortal Man" non è solo un film: è un viaggio visivamente mozzafiato tra fantasmi, colpi di scena e la cupa genialità di Tommy Shelby. Dopo il finale della sesta stagione, che lo aveva visto dire addio alla famiglia Shelby e lasciare Birmingham, Tommy si rifugia in isolamento.

Ma l’oscurità del suo passato e i fantasmi delle persone di cui si sente responsabile non gli danno tregua. Tommy è più tormentato che mai, un uomo che tenta di scrivere un libro accanto al fedele Johnny Dogs, ma che viene presto risucchiato dai conflitti irrisolti della sua stessa esistenza.

Nonostante qualche difetto nel bilanciare i nuovi personaggi e le tragedie introdotte, "The Immortal Man" riesce a restituirci l’essenza di uno dei gangster più amati della TV, con la presenza magnetica di Cillian Murphy che domina ogni scena.

"The Immortal Man": Tommy Shelby affronta il passato

"Peaky Blinders: The Immortal Man" riprende la storia diversi anni dopo la sesta stagione. Tommy vive in isolamento, lontano dalla sua famiglia, ma non riesce a sfuggire ai fantasmi dei suoi errori.

Steven Knight non si limita a riportare vecchi fantasmi: ne introduce di nuovi, sia morti che vivi, che lo costringono a confrontarsi con il passato e con le scelte che lo hanno plasmato.

Il ritorno a Birmingham diventa inevitabile quando Duke, il figlio di Tommy, rischia di trasformarsi in un mostro a causa dei traumi e dell’abbandono.

Tommy è costretto a intervenire, affrontando non solo nemici esterni ma anche i propri demoni interiori.

Il mix tra dramma familiare, horror leggero e azione adrenalinica tiene lo spettatore incollato allo schermo, senza mai perdere lo stile elegante e riconoscibile dei "Peaky Blinders": sequenze al rallentatore, gangster impeccabili e un’attenzione quasi ossessiva ai dettagli visivi.

"The Immortal Man": legami familiari e nuove minacce

"The Immortal Man" funziona al meglio quando si concentra sulle dinamiche familiari. Ada Thorne, impeccabilmente interpretata da Sophie Rundle, radica Tommy nella realtà e mostra quanto il passato della famiglia Shelby continui a influenzarlo.

Il tema centrale del film - un figlio che soffre per i peccati del padre - è toccante, anche se la relazione tra Tommy e Duke era praticamente inesistente prima di questo film.

Barry Keoghan è eccezionale nel portare sullo schermo la rabbia e l’instabilità di Duke, rendendo credibile il conflitto intergenerazionale che guida gran parte della trama.

I nuovi cattivi introducono tensione, ma non raggiungono la complessità dei nemici storici della serie. Tim Roth interpreta un Beckett che sfrutta i problemi di Duke e la sua sete di potere, mentre Rebecca Ferguson dà vita a Kaulo con carisma ma poco spazio di sviluppo.

Nonostante ciò, l’azione e l’intensità emotiva del climax finale riportano alla memoria le grandi sfide affrontate da Tommy e dai Peaky Blinders nel corso degli anni.

Finale mozzafiato e un tributo a Tommy Shelby

Il finale di "The Immortal Man" è potente e visivamente sbalorditivo, anche se qualche sfumatura emotiva rimane sottotono.

Tommy torna a Birmingham e affronta la gente di Small Heath, riaffermando la sua posizione di gangster più temibile della città. La battaglia finale intreccia colpi di scena, azione esplosiva e quel mix unico di ironia e drammaticità che ha reso celebre la serie.

Il film celebra la legacy di Tommy Shelby e la bravura di Cillian Murphy, capace di incarnare un antieroe tormentato ma irresistibile.

Nonostante alcune pecche narrative e un cast di nuovi personaggi a volte poco sviluppato, "The Immortal Man" regala emozioni autentiche ai fan di lunga data, offrendo anche a chi ha seguito la serie con passione un motivo per emozionarsi ancora una volta.

Il film chiude in modo soddisfacente il sipario sulla saga dei "Peaky Blinders", ricordandoci che, per quanto Tommy possa essere un uomo maledetto, il suo cuore non è mai stato completamente freddo.

La miscela di estetica, azione, colpi di scena e riferimenti alla cultura rom e alla spiritualità della famiglia Shelby lo rende un film degno di nota, sia come epilogo sia come celebrazione della leggenda del Gypsy King di Birmingham.

Perché "The Immortal Man" è un must per i fan di Tommy Shelby

Ricapitolando: guardare "The Immortal Man" significa ritrovare Tommy Shelby nella sua forma più magnetica e inquietante, con quel carisma oscuro che ha reso il personaggio una leggenda della TV.

Il film offre uno spettacolo visivo mozzafiato, fedele all’estetica inconfondibile dei "Peaky Blinders", tra sequenze al rallentatore, azione elegante e dettagli che incantano dall’inizio alla fine.

Colpi di scena a ripetizione e momenti di dramma familiare si alternano a ritmo serrato, tenendo lo spettatore con il fiato sospeso dall’inizio alla fine.

"The Immortal Man" celebra Tommy Shelby con un climax intenso e memorabile, capace di emozionare e sorprendere anche chi pensava di conoscere già ogni sfumatura del Gypsy King.

Per chi ama i "Peaky Blinders", tornare a Small Heath e vedere Tommy affrontare fantasmi e nemici è un’esperienza che lascia il segno, confermando che, nonostante tutto, il mito dei Shelby rimane indimenticabile.

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